Il popolo del crocefisso pret a porter

Sull’ argomento è stato detto e scritto tanto, e la fiumana più sgradevole è uscita dalle labbra di impresentabili ipocriti che tutto fanno ad eccezione di difendere la croce nell’ unico modo accettabile: vivendo il messaggio di cui è simbolo. Stando cosi le cose la vicenda si è ben presto trasformata da collisione di diverse sensibilità in guerra aperta.

Pur essendo atea ho una storia religiosa alle spalle  e so che, in situazioni come questa il cristiano fa un passo indietro, il cristiano vede lontano e sa distinguere la carità dall’idolatria. Il cristiano sa che inchiodare con la forza un crocefisso sul muro di una scuola equivale a inchiodare un’ altra volta Gesù Cristo alla sua croce.

Ma ecco:  i cattolici si lanciano nell’ ennesima guerra contro il mondo, e perdono la propria jihad interiore. 

Con serenità  dovrebbero testimoniare che loro non hanno paura di credere, che loro non hanno bisogno di simboli per credere.  Ma questo è pretendere troppo nella terra dei papi, nella terra della spiritualità barocca, nella terra dove le cattedrali non si ergono candide con le loro nobili spire verso il cielo ma si aggrappano al terreno in un tumulto di marmi, intarsi, colonnati,  fregi, decori, colori, orpelli, volute, ori e sculture.

Il popolo dalla spiritualità mai troppo salda baratta la grazia con un feticcio, e pretende che la nazione riconosca il suo diritto alla santimonia.

Poi, se contrastato, il popolo dalla spiritalità pret a porter presenta ricorso!

Questo è ciò che penso io sull’argomento, ma vorrei riportare anche una riflessione dal blog http://lacopertadilinus.wordpress.com

che mi sembra chiara e valida e che ovviamente condivido in pieno.

Tra la lavagna e l’armadio

4 novembre 2009 di Jacopo Guastalla 

La maggior parte delle reazioni alla sentenza della Corte Europeaimages che proibisce la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche verte sul fatto che questi (i crocifissi) sarebbero un simbolo dell’identità e della tradizine italiana (e che non fanno male a nessuno, Bersani dixit). Non mi interessa qui entrare nel merito di dibattiti sul significato della laicità, sul rispetto per alunni (e docenti, perché no) non cristiani, non esprimerò nemmeno un parere pro o contro la sentenza.

 Però non posso non rimanere sbalordito di fronte all’affermazione che vuole il crocifisso simbolo della tradizione italiana.
A me sembra che la passione di Gesù Cristo abbia un significato universale, se è un simbolo lo è per tutti gli uomini di tutti i tempi, in tutti i luoghi. Ridurla a una tradizione italiana (assieme alla pizza, al mandolino, al limoncello e all’evasione fiscale, suppongo) mi sembra una grande blasfemia.

 Per chi crede, quell’oggetto (il crocifisso) è simbolo di un mistero, della morte di Dio che si è fatto uomo per redimere l’umanità dai suoi peccati. Per chi non crede è semplicemente un oggetto di legno.
Ora, imporre la presenza del crocifisso nelle aule, rendendolo un semplice elemento di arredamento, tra la lavagna e l’armadio, mi sembra ingiusto e offensivo proprio e soprattutto per chi crede.

I simboli sono importanti. Ma cosa c’entra la morte di Cristo, simbolo (per chi crede) di salvezza e di mistero, con ciò che avviene in un’aula scolastica? Proprio perché importanti i simboli devono stare nei luoghi opportuni, altrimenti si trasformano in semplici “cose”, oggetti insignificanti ai quali si fa l’abitudine.

 Ma forse è proprio questo che alcuni vogliono: non il mistero, non il paradosso, non la fede. Ma una vuota e sterile abitudine.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s