Protesta di 50.000 studenti a Londra, l’aplomb dei poliziotti inglesi.

Protesta nel centro di Londra degli studenti universitari contro l’aumento delle tasse universitarie deciso dal governo conservatore, con distruzione dell’entrata della sede del partito di Cameron.

Confrontare l’autocontrollo della polizia inglese in questa situazione di estrema tensione,  l’intelligenza tattica di chi ha deciso di non usare la mano pesante con i manifestanti, e il comportamento di quell’isterico funzionario della polizia di Brescia.

Guarda il video

Il rischio era ovviamente che oltre ai danni alle cose ci scappasse il danno alle persone, nello specifico a qualche giovane manifestante, perchè come insegna il G8 di Genova: se un poliziotto spara con una pistola a un ragazzo che tira le pietre, il ragazzo che tira le pietre viene colpito e muore.

Inoltre c’è da sottolineare la solidarietà che perfino i telecronisti dimostrano verso una protesta che è legittima e sacrosanta (al di là del finale pirotecnico, che  ha coinvolto una minima parte dei 50.000) in quanto il nuovo governo Cameron ha triplicato le rette universitarie, già le più alte d’Europa: da 3000 sterline a 9000 l’anno (ca. 13.000 euro). Per la maggior parte degli studenti significa accollarsi i cosiddetti prestiti d’onore che sono dei veri e propri mutui trentennali.

In Inghilterra l’accesso all’università è regolamentato in base al merito e non c’è il problema delle università parcheggio come avviene in molti casi in Italia (con un tasso altissimo di abbandono e di fuori corso, inesistente in UK).

Questo provvedimento significa tornare indietro, a un tipo di società in cui lo studio era una strada aperta solo ai più facoltosi. Professori e media si sono schierati con gli studenti.

E anche i poliziotti sono stati  in grado di parlare con gli studenti e gestire pacatamente  una situazione che, da noi, avrebbe scatenato una guerriglia con morti e feriti. Mi rendo conto che davanti alle devastazioni viste nel video non è una cosa facile mantenere la testa sul collo,  ma questo tipico aplomb inglese dimostra che si può fare e che controllo della folla non è necessariamente sinonimo di repressione fascista. Ed è così che oggi in Inghilterra non c’è qualche famiglia che piange.

Poi le vetrate si riparano.

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2 thoughts on “Protesta di 50.000 studenti a Londra, l’aplomb dei poliziotti inglesi.

  1. C’è poi da considerare, mi pare, che in Gran Bretagna al governo c’è una coalizione di due partiti, i conservatori e i liberal.
    In questo caso i liberal, in campagna elettorale, avevano chiaramente escluso questi tagli dal loro programma.

    La protesta degli studenti è quindi sia per i tagli che per le menzogne da campagna elettorale.

    Detto questo, concordo appieno. C’è davvero una grandissima differenza da entrambe le parti in confronto all’italia.
    Da un lato, in inghilterra c’è una popolazione in grado di capire i propri diritti, di avere un minimo di coscienza critica e di unirsi per protestare.
    Dall’altra c’è un governo e delle forze dell’ordine che, pur adempiendo a pieno ai propri compiti, lo fanno con la chiara idea di fare del bene al paese e alla società tutta, non solo per reprimere e sopprimere.

  2. Esatto, intendevo proprio questo. Non è che i poliziotti inglesi siano delle violette, li conosco (ho vissuto là, frequento il paese…) li ho visti all’opera, la parola d’ordine in genere è: “no nonsense”: se combini qualcosa non ce n’è per nessuno, non è che se racconti la storia triste della tua vita si inteneriscono. Ma sicuramente sono più razionali e, quanto meno, più politically correct dei nostri, i quali oscillano fra un insulso buonismo a un’isterica repressione. In Uk, dopo anni di accuse di razzismo nei confronti delle minoranze, hanno stilato dei protocolli di intervento; qua da noi la questione della “police accountability” non è neanche sfiorata e cioè: sia il singolo poliziotto che l’istituzione di polizia sono entrambi ritenuti responsabili per le azioni svolte, nei rispettivi ruoli e gerarchie. E queste azioni devono rispecchiare precisi protocolli: cioè non decide un questurino fascistoide se caricare un gruppo di cittadini… non decide un poliziotto se massacrare un ragazzo fermato, con la complicità dei colleghi, e poi la fa franca. Queste cose avvengono oggi in Italia, negli anni 2000. Anche noi protestiamo, ma sembra sempre con un fondo di rassegnazione, senza mai la consapevolezza profonda che noi ABBIAMO dei diritti, non ci devono concedere dei diritti…

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