I KILLER DELLA SCUOLA, e gli ignar(v)i fiancheggiatori

Riporto una lettera del dirigente scolastico ANNA MARIA CARBONE, presidente del Cidi (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) di Grosseto. Articolo originale

Una lettera che denuncia l’inazione di tanti Collegi Docenti e Dirigenti Scolastici in tutta Italia che, pur in presenza di una sentenza del Tar del Lazio che di fatto sospendeva la “riforma” Gelmini, e nonostante ci fosse l’appiglio della mancata conferma da parte del Consiglio di Stato e del Consiglio Superiore dell’Istruzione, non hanno ritenuto nemmeno di esprimere un parere o far passare una mozione di condanna a un provvedimento che, era chiaro a tutti, avrebbe assassinato il nostro sistema scolastico migliore, quello elementare.

Avremmo dovuto chiedere conto del perchè fossimo costretti, per obbligo di servizio, ad attuare una “riforma” senza il via libera degli organi di controllo, quindi con forti sospetti di illegalità.

Invece niente. Noi insegnanti in sostanza abbiamo fatto nostro il comportamento che in genere condanniamo: il mugugno fuori dai cancelli, silenzio all’interno del tempio!!

Siamo gli stessi insegnanti che formulando gli obiettivi educativi per i nostri alunni inseriamo, senza arrossire, obiettivi ambiziosi quali: “capacità di esprimere il pensiero critico” e via gasandoci.

La verità è che una banda di malfattori ha ucciso la scuola, e un mare di arrendevoli fiancheggiatori (ma dovrei dire arrendevoli fiancheggiatrici, e non è una distinzione da poco) gli ha reso facile il compito. Forse dovremmo guardarci dentro prima del prossimo, pretenzioso, Corso di Aggiornamento.

Disastro scuola: come ci siamo arrivati
Per tutta una serie di circostanze (fortunate o sfortunate, non so) avrei potuto a cinquant’anni (sono del  1960) essere una delle colonne della scuola elementare del paesino in cui vivo con la famiglia. Invece mi ritrovo ad essere il Dirigente scolastico di tante insegnanti uniche e mitiche come quelle che tu hai descritto così bene. Colonne a cui io stessa ho completamente e serenamente affidato mio figlio da piccolo.

Con tutto l’affetto, il rispetto e la considerazione professionale che ho per queste colonne, la loro, ‘incrollabile fiducia nelle magnifiche sorti e progressive della scuola’, ha contribuito al disastro! Sapevamo da più di due anni che il destino della scuola italiana, e soprattutto dell’unica scuola riformata e dai risultati europei positivi (la scuola elementare della riforma degli anni 90), era segnato. Il disastro che oggi si è concretizzato era sotto gli occhi di tutti, a meno che incapaci di intendere o in malafede. Ognuno si è fatto i propri conti e chi ha intravisto aggiustamenti e scappatoie per i propri gruppi di appartenenza (es tocca ai moduli ma non al tempo pieno, tocca ai  più giovani  o ai precari…)  ha pensato si potesse governare la bufera.

In particolare, il personale femminile, maggioranza silenziosa e schiacciante, dalla scuola di base, molto più impegnata, con grande mio rammarico, a dirigere il traffico del pranzo della domenica, matriarche placide e volitive, che a fare la rivoluzione. Perché questo serviva da subito, invece il silenzio degli operatori e delle famiglie, zittite sotto lo sguardo sereno e severo delle … inguaribili ottimiste, e soprattutto  la propaganda hanno fatto sì che ai tagli eclatanti si aggiungessero altre carenze di risorse che hanno fatto il resto.

Come dico sempre affettuosamente alle mie insegnanti: ‘inutile lamentarsi adesso … capisco che per fare la rivoluzione non c’è tempo per ‘le cene e i pranzi di famiglia’, le camicie inamidate, le stanze profumate e spolverate … ma anche per il thè con le amiche o le fughe romantiche… lo stesso tempo che manca perché la professione docente sia esercitata con i tempi e gli approfondimenti dovuti.

Loro non se la prendono, soprattutto, perché toccano con mano ogni giorno uno dei veri punti da riformare radicalmente: il patto antico e scellerato al ribasso tra Stato e mondo sindacale (un patto per il quale ‘ti chiedo poco e ti pago poco’: un patto due volte scellerato perché ha costretto tantissimi meravigliosi professionisti al volontariato e all’autoformazione). Ma anche perché abbiamo condiviso insieme tante battaglie e sanno che continuerò a farlo in prima fila … anche perché non so cucinare.

Anna Maria Carbone”

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