Il Corriere della Sera e il diritto di insultare (libertariamente) la procura di Milano

Egr. Sig. P. Battista,

ho letto il suo articolo su Sette del 28 aprile 2011 sul reato d’opinione e mi permetto di esprimere un’opinione. In relazione ai manifesti, fatti affiggere a Milano da un candidato Pdl, che accusano la procura di essere un covo di brigatisti rossi, lei stigmatizza il fatto che né la destra né, sorprendentemente, la sinistra si impegnino con vigore per abolire il reato d’opinione. A parte il fatto evidente della costante, nella storia, difficoltà a individuare le qualità che distinguono un’opinione da qualcos’altro, in alcuni casi tuttavia ci viene in aiuto il buon senso. Provi anche lei: cambiando un paio di fattori vediamo cosa succede. Invece di “Via le BR dalle procure” proviamo a scrivere a caratteri cubitali sul portone del Corriere “Via i pedofili dalla redazione”. Così, a mo’ di esempio. Ritiene che questa frase possa essere considerata una semplice opinione o siamo già nella sfera della calunnia? Ma anche a voler essere clementi, si tratta pur sempre di un reato ai sensi dell’art. 290 del codice penale, che parla di vilipendio a vari corpi politici tra cui il governo e l’ordine giudiziario. Certo, lei ammette che non si debbano diffamare le persone, e specifica che per diffamazione si intende la descrizione di fatti specifici riguardanti la persona, non i giudizi politici, anche aspri e severi. Immagino che descrivere dei pubblici ufficiali come dei furiosi aguzzini e sanguinari terroristi faccia parte della lecita espressione della propria sacrosanta opinione, magari aspra e severa. Immagino che quando vediamo dei pubblici ufficiali così apostrofati urbi et orbi, mentre compiono il loro dovere, dal sodale di un potente imputato, non dovremmo preoccuparci ma anzi precipitare in una beatitudine libertaria. Sarà. Quando uno studente al quale ho dato un brutto voto affiggerà manifesti per tutto il quartiere chiamandomi “maledetta nazinsegnante” penserò a lei che mi assicura essere solo “un delirio, non un delitto, un’idiozia, non un reato”.

Distinti saluti.

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3 thoughts on “Il Corriere della Sera e il diritto di insultare (libertariamente) la procura di Milano

  1. Come ti dicevo l’altro giorno, io credo che una società civile debba contemplare dei limiti alla libertà di parola e opinione. Non sono liberale? Non è una posizione “di sinistra”? Pazienza.
    L’assioma per cui ognuno può dire o scrivere qualsiasi cosa, tipico del liberalismo radicale, mi sembra pericolosissimo e rischia di confondere la libertà con l’arbitrio, o l’anarchia.

  2. Infatti è un argomento complesso che il buon Pigi Battista semplifica artificiosamente, incoraggiando il gioco del “liberi tutti”. Irresponsabile… in un paese che il fair play non sa neanche cos’è.

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