Un poliziotto scriveva nel 2001

[…] rifiuto l’idea di poter essere uno strumento nelle mani del governo, utilizzato per la repressione delle libertà personali e dell’informazione e non voglio essere utilizzato per costruire elementi che diano una parvenza di credibilità alle equazioni del presidente del Consiglio Berlusconi.

Mirko Carletti, Silp Cgil, dopo i fatti del G8 di Genova nel 2001

POTREBBE SOTTOSCRIVERLO  OGGI, DOPO I FATTI DI ROMA, E SENZA CAMBIARE UNA VIRGOLA.

E la responsabilità di questa situazione bloccata, in un’Italia che in 10  anni ha subito un’involuzione etica e nella diffusione dei diritti, è solo nostra. Di chi non ha vigilato e di chi ci ha sguazzato. Degli insipienti e dei corrotti.

Così, 10 anni dopo, leggiamo questi resoconti:

Da Facebook: li avevamo isolati i delunquenti , il corteo aveva accellerato davanti e si era fermato di dietro…i cobas con davanti il servizio d’ordine hanno iniziato a gridare davanti al colosseo ” FUORI FUORI FUORI” “SIETE DEI FASCISTI ANDATE VIA ” …e tutta la gente che non partecipa alla manifestazione gli gridava dal lato opposto al Colosseo “ANDATE VIA”….a questo punto i COBAS si fermano e GLI ANARCHICI restano da soli, il corteo è molto più avanti di loro oltre 200 mt di distanza e quelli dietro sono fermi in attesa che se ne vadano…la polizia aveva più di 200 mt di strada per poterli fermare in quanto i manifestanti si erano già staccati da loro , e invece no …li hanno fatti arrivare in piazza san Giovanni dove stavano i giornalisti e dove eravamo noi , per chiuderli in una corrida a cui noi non volevamo partecipare e da li è iniziata la guerriglia …noi gassati sul sagrato della chiesa , pacifici senza armi e senza maschere , costretti a vomitare davanti alla chiesa con gli occhi che ti lacrimano e non sai più dove scappare sei in trappola da essere una giornata meravigliosa diventa la guerra e loro che continuano a sparare lacrimogeni , ne arriva uno che sbatte contro la recinzione della chiesa e cade per terra accanto a noi, ma che cazzo fanno non stiamo facendo niente , la gente corre ma non capisce dove a sinistra una camionetta della polizia ha chiuso i varchi , a destra l’idrante che spara acqua misto gas non ci fà andare oltre…c’è una bambina di circa 6 anni che piange ha paura , c’è uno con la carrozzina non puo’ più scappare l’unica rampa per poter scendere è dal lato della polizia , c’è uno con il cane e il cane trema e si fa la cacca adosso è assurdo ma sono in Italia o sono nel 3° mondo , ormai siamo assediati nell ‘angolo della chiesa, qualcuno inizia a scavalcare nel cortile della chiesa , questi ci ammazzano ,ma fortunatamente mentre siamo tutti li che piangiamo , in un clima di nebbia dovuta ai gas arriva un gendarme che apre il cortile della chiesa… I preti arrivano a soccorrerci sono a decine ci danno acqua , ci aiutano , aituano quelli che scappando sono caduti e sono stati calpestati dagli altri che per la paura correvano…arriviamo dall’ingresso da cui poi lasceremo la manifestazione e troviamo i gendarmi e leggiamo STATO PONTIFICIO ,il vaticano ci ha aiutato , noi siamo stati aiutati e salvati come degli esiliati…ma vi rendete conto , uscendo dall’altro lato , la gente avvicina i poliziotti e gli dice che cosa state facendo cosa state combinando e loro con la testa bassa che non rispondono, lo sanno anche loro che hanno sbagliato , ma cosda possono fare eseguiamo gli ordini…questo è quello che è successo, questa situazione è palesemente voluta, questo è quello che è succeso….i BLACK BLOCK SONO IN PARLAMENTO , SONO I VARI MILANESE, COSENTINO , ROMANI, MARONI , QUESTI SONO I BLACK BLOCK , perchè noi abbiamo isolato queste frange, ma la polizia ha voluto aspettare ad attaccarli , che fossero in piazza davanti ai giornalisti e ai pacifisti….NON E’ QUESTO STATO????

Elia Bruno http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=189007707840977&id=100001952479370#!/elia.bruno

E QUESTA E’ LA RIFLESSIONE ODIERNA DELLO STESSO POLIZIOTTO DEL 2001

Dopo la difficile giornata di ieri e una notte che avrebbe dovuto portare consiglio al risveglio mi trovo con le stesse convinzioni di ieri: in piazza San Giovanni è stata sconfitta la democrazia.

La rete mette a disposizione materiale su quello che è accaduto ieri, c’è l’imbarazzo della scelta: ci sono i violenti che devastano (minoranza) e le persone pacifiche (la maggioranza) che manifestavano e che cercavano addirittura di fermare i violenti. La condanna delle forme di violenza è alla base della civiltà e della convivenza e questo è il primo punto fermo; il secondo è la libertà di espressione e di manifestare nel rispetto della leggi, questo purtroppo non è avvenuto e la responsabilità va attribuita allo Stato che attraverso le sue Istituzioni non è riuscito a garantire lo svolgimento di una manifestazione.  Che senso ha criminalizzare il movimentismo? Chiedergli l’isolamento dei violenti? Il movimento esprime disagi, rappresenta problematiche che una classa politica vera ascolterebbe per trovare soluzioni attraverso soluzioni legislative.  Il male superiore diventano le persone che scendono in piazza o quelli che approfittano di questi eventi per mettere in pratica violenze e devastazioni? Si rischia di trasformare le vittime in carnefici se si generalizza in modo superficiale. Perché le Istituzioni non riconoscono di aver fallito? L’ordine Pubblico di ieri è stato fallimentare e ha segnato una sconfitta per tutti noi.

Ieri se non fossi stato di servizio avrei partecipato con mio figlio, qualcuno forse può darmi del violento o tacciarmi per uno che non contrasta la violenza?

La città era blindata, gli uffici periferici praticamente chiusi per aver fornito uomini e mezzi all’emergenza della capitale e il risultato è sotto gli occhi di tutti; che l’apparato della sicurezza non ha funzionato è evidente come il fallimento di una sistema che si limita a blindare senza prevenire.

I modelli di ordine pubblico non si creano con un giorno ma se per anni si svuotano di significato gli apparati investigativi (con tagli o continui prelievi per pattuglioni e ordine pubblico) resta solo il modello “militare” fatto di un’enorme “fanteria” dislocata per strada senza una preparazione adeguata e senza equipaggiamenti. 

Ieri ero con altre decine di colleghi in piazza del parlamento, la stragrande maggioranza non aveva esperienze di Ordine Pubblico, personale preso in ogni ufficio per fronteggiare il grande evento, siamo stati schierati e pronti ad intervenire dalle 13 fino alle 22 potendo fruire del solo sacchetto vitto delle 13 e senza altro fino alle 23.00 (inizio servizio alle 11,30 e fine servizio ore 23.00), un fallimento anche dell’organizzazione interna che continua a non rispettare i lavoratori di polizia, i loro contratti e la loro dignità professionale.

Il modello “militare” era stato  applaudito in occasione del 1° Maggio  (nonostante violazioni contrattuali nei confronti dei lavoratori di polizia) e ierii invece si è dimostrato fallimentare, come lo era stato il 14 dicembre, evidentemente perché lo stesso modello non può essere applicato per il black bloc e per i pellegrini.

Oggi molti dei colleghi coinvolti negli scontri saranno nuovamente impiegati per garantire l’ordine pubblico allo stadio, ragione in più per ritenere questo modello non più accettabile anche per limiti operativi evidenziati e per la mancanza di rispetto per i lavoratori di polizia.

Noi che facciamo sindacato e conosciamo i meccanismi interni le pecche di un modello militare che è solo scenico, dove la preparazione e la professionalità sull’ordine pubblico sono subordinate alla “scenografia”. Quando poi si creano situazioni di guerriglia urbana è difficile tenere la situazione sotto controllo, se non si riesce  a prevenirle dopo diventa difficile, se non impossibile, gestirle. In altre occasioni si è bonificato il percorso, sono stati tolti i cassonetti e  sigillati i tombini proprio per prevenire incendi e la possibilità di alzare barricate.

Un modello diverso di società e un diverso modello di ordine pubblico sono alla nostra portata o resteranno un’utopia?

Lo squallore peggiore continua a fornirlo gran parte della classe politica che sta esasperando il paese con la loro politica di macelleria sociale, con manovre economiche che non intaccano ricchezze e privilegi ma affamano le persone e che si presenta in tv a commentare e strumentalizzare proteste legittime e pacifiche nella stragrande maggioranza, incapace di comprendere che alla base di tutto ci sono loro e della loro incapacità di governare nell’interesse pubblico.

Oggi proporranno inasprimenti delle pene, nuove compressioni dei diritti individuali facendo finta di non capire che la sicurezza urbana, che loro continuano a tagliare, non si esaurisce con il contrasto alla prostituzione ma passa per tutte le libertà, anche quelle di scendere in piazza per poter esprimere le proprie idee.

*Mirko Carletti è poliziotto e sindacalista del Silp Cgil

Palazzo Grazioli. Qui i black block non si sono visti.

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4 thoughts on “Un poliziotto scriveva nel 2001

  1. grazie del confronto tra le due lettere, se permetti linko su FB come per gli altri documenti del 15 ottobre. Noi eravamo piuttosto lontane/i dalla testa del corteo, nello spezzone di “Il nostro tempo è adesso” http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Farcheologhecheresistono.wordpress.com%2F2011%2F10%2F16%2Froma-15-ottobre-manifestazione archeologi%2F&h=RAQCnvHmpAQAh44A6GEVlh90srHiNkjntqIpDGSiKSTfUvg. Posso aggiungere la mia esperienza diretta e che ho postato cento volte su FB “Accanto a me, mentre sfilavamo per via Cavour poco prima di arrivare a Santa Maria Maggiore, c’era un gruppo di tre agenti di polizia o carabinieri in borghese, evidentemente incaricati di tenere d’occhio quel settore, poi dileguatosi. Possibile che a tanto acume investigativo ovunque dislocato sia sfuggito un esercito di picchiatori bardati e armati di tutto punto? i quali avevano preceduto il corto su piazza San Giovanni, arrivandoci prima, allo scopo di vandalizzare e di interrompere la manifestazione. I picchiatori che erano in coda al nostro corteo, e che sono risaliti verso la testa del corteo, lo hanno fatto per poter raggiungere i loro compari già operanti a piazza San Giovanni. Sotto l’amichevole sguardo contemplativo delle forze dell’ordine. Che come è noto, fanno quello che ordinano loro i governi in carica. Questa si chiama strategia della tensione. E l’unico errore dei manifestanti è stato quello di aver sottovalutato il pericolo, e di non aver disposto un adeguato servizio d’ordine comune.” Con tutta la solidarietà per il sindacalista Silp, non posso fare a meno di pensare alla “dottrina Cossiga”

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