MENO STATO PIU’ LIBERO MERCATO

IL LIBERO MERCATOchild labourSe non pensi che la libera imprenditoria sia una buona idea, ricorda: se lo stato non si fosse intromesso questi ragazzini avrebbero un lavoro!

 

… eh già…

Advertisements

No-Tav. In risposta a Carlo Galli di Repubblica

Leggi l’articolo qui

Intanto esordire, parlando della tav, facendone una questione di ordine pubblico è il solito meccanismo di far notare  la “maleducazione” della contestazione per offuscarne i contenuti.

(E’ successo innumerevoli volte in passato, l’ultimo importante esempio la manifestazione a Roma di ottobre, dove le ragioni delle migliaia di indignados vennero allora relegate a pagina 14 da Repubblica, avendo occupato le prime 13 pagine a rappresentare la devastazione causata da qualche centinaio di black block. Dovere di cronaca va bene, ma la scelta dell’impaginazione fa già parte dell’informazione. E non sto neanche a ricordare il G8 di Genova)

– Ma a parte il metodo, Galli poi sostiene che negli anni i territori hanno avuto modo di discutere in modo paritario, democratico ed esaustivo della questione e che “lo sviluppo economico e le sue esigenze è stato mediato, interpretato, incanalato, sui binari della politica.” A si? Chissà perché uniti nella protesta ci sono anche sindaci e rappresentanti di enti locali. Diteglielo che le loro ragioni sono state accuratamente vagliate, perchè non se ne sono accorti.

– Poi l’ottima Galli prosegue toccando quello che forse è lo spartiacque italiano che divide i supporter pro o contro: No-Tav = gente dei centri sociali, Si-Tav = gente per bene.  La partecipazione popolare alla protesta non è, come ingenuamente si potrebbe pensare, una buona cosa, un fulgido esempio di coinvolgimento di popolo su decisioni che lo riguardano. No no, è un tentativo di arraffare uno “spazio politico alternativo rispetto all´assetto della politica contemporanea”. Non sia mai. La politica è sacra se è fatta nelle aule di parlamento, consiglio regionale, consiglio provinciale, commissioni ufficiali e consiglio comunale di Torino. E di Bruxelles. Stop. Se è fatta da coordinamenti sparsi sul territorio non è una cosa bella da vedersi.

– E dunque giù duri con le ambiguità dei movimenti e soprattutto dei politici locali di centro-sinistra che nei territori non seguono l’ortodossia romana ma si schierano contro “per ottenere consenso”. Figurarsi, i sindaci sarebbero a favore, sognano da sempre di poter inaugurare con la banda la galleria di 70 Km più controversa del globo, ma devono pensare al consenso. E con questa bella critica circostanziata ai sindaci anti-tav si chiude la questione.

– Ma entrerà mai l’articolista  nel merito degli aspetti tecnici più controversi del progetto? No, lui qui parla d’altro, tuttavia non si astiene dal definire l’opposizione alla Tav frutto di  spregevole “ecologismo” di una vallata che, egoisticamente, non desidera sacrificarsi sull’altare del profitto capitalista; capitalismo che Galli stesso descrive come traballante e pieno di contraddizioni, oscillante “fra il gigantismo e la crisi”. Ma a questo capitalismo malato la Val di Susa dovrebbe donare il proprio territorio. Che dire: è un’opinione anche questa.

– Non manca poi la critica alle forze della sinistra radicale, notoriamente antidemocratiche e prive di fantasia, che cavalcano l’occasione per un po’ di visibilità e a tal proposito cercano di innescare un conflitto “alla greca” anche qua da noi. Il buon vecchio tanto peggio tanto meglio. Peccato che il movimento No-Tav si dia da fare da più di 10 anni, quando ancora non era crollato il muro… di Wall Street.  Le ragioni di allora sono quelle di oggi, anzi con qualche conferma in più. Machissenefrega, con una bella ripassata alla sinistra radicale aggiungi quelle 50 parole che ti servono per concludere il pezzo.

– Sorvolo sullo sprezzante commento relativo alla strategia dell’emergenza di chi vedrebbe dappertutto “presunti” omicidi di Stato, del Capitale e della Grande Finanza: le soluzioni mortifere di certa politica sono sotto gli occhi di tutti, anche a livello globale,  ed è un insulto alle vittime fare dell’ironia.

– Poi immagino che l’ottimo Galli avesse terminato lo spazio e conclude l’articolo con un polpettone di luoghi comuni: gli impegni vanno mantenuti, i governi che hanno ratificato la scelta sono stati democraticamente eletti, non si può rimettere sempre tutto in discussione, conflitto politico va bene ma non violenza, chi è contro questo modello di sviluppo è antitaliano e se la sinistra si lascia trascinare dai no-Tav è un po’ stupida e non merita di governare il paese. Grazie per il consiglio. Consigliare di ascoltare le ragioni di decine di migliaia di dimostranti che da 10 anni non cedono non gli viene  in mente? No, se decine di migliaia di cittadini, inclusi tecnici, ingegneri, professionisti,  dicono che la Torino-Lione è una boiata non è affar suo.

 

Il Corriere della Sera e il diritto di insultare (libertariamente) la procura di Milano

Egr. Sig. P. Battista,

ho letto il suo articolo su Sette del 28 aprile 2011 sul reato d’opinione e mi permetto di esprimere un’opinione. In relazione ai manifesti, fatti affiggere a Milano da un candidato Pdl, che accusano la procura di essere un covo di brigatisti rossi, lei stigmatizza il fatto che né la destra né, sorprendentemente, la sinistra si impegnino con vigore per abolire il reato d’opinione. A parte il fatto evidente della costante, nella storia, difficoltà a individuare le qualità che distinguono un’opinione da qualcos’altro, in alcuni casi tuttavia ci viene in aiuto il buon senso. Provi anche lei: cambiando un paio di fattori vediamo cosa succede. Invece di “Via le BR dalle procure” proviamo a scrivere a caratteri cubitali sul portone del Corriere “Via i pedofili dalla redazione”. Così, a mo’ di esempio. Ritiene che questa frase possa essere considerata una semplice opinione o siamo già nella sfera della calunnia? Ma anche a voler essere clementi, si tratta pur sempre di un reato ai sensi dell’art. 290 del codice penale, che parla di vilipendio a vari corpi politici tra cui il governo e l’ordine giudiziario. Certo, lei ammette che non si debbano diffamare le persone, e specifica che per diffamazione si intende la descrizione di fatti specifici riguardanti la persona, non i giudizi politici, anche aspri e severi. Immagino che descrivere dei pubblici ufficiali come dei furiosi aguzzini e sanguinari terroristi faccia parte della lecita espressione della propria sacrosanta opinione, magari aspra e severa. Immagino che quando vediamo dei pubblici ufficiali così apostrofati urbi et orbi, mentre compiono il loro dovere, dal sodale di un potente imputato, non dovremmo preoccuparci ma anzi precipitare in una beatitudine libertaria. Sarà. Quando uno studente al quale ho dato un brutto voto affiggerà manifesti per tutto il quartiere chiamandomi “maledetta nazinsegnante” penserò a lei che mi assicura essere solo “un delirio, non un delitto, un’idiozia, non un reato”.

Distinti saluti.

Berlusconi, fra sesso ed evasione fiscale

Quando ero piccola abitavo a Corsico, in una casa di ringhiera come ce n’erano ancora tante qua a Milano.  Mia mamma portava le scarpe a riparare dal calzolaio dietro l’angolo, un omino piccolo e silenzioso, che vedevo sempre seduto su un seggiolino basso circondato da pezzi di cuoio, chiodi attrezzi stracci, e con le mani perennemente nere di lucido. Il locale dove lavorava era la cucina, su una parete la stufa economica col pentolino della minestra, sull’altra parete una vecchia ottomana. La moglie era anche lei un piccolo donnino con l’immancabile scialletto sulle spalle. Il nostro bagatt* era un personaggio semplice e paterno, riparava le scarpe da una vita, preciso ed economico.

Un giorno cominciò a spargersi la voce che gli era successo qualcosa, non stava più tanto bene, però le frasi degli adulti non erano mai chiare e gli sguardi non erano mai limpidi. Finchè un giorno – io e mia mamma in piedi e imbambolate nella sua cucina – la moglie si lasciò andare ad uno sfogo accorato, e disse più o meno così:  “E’ l’arterio, è l’arterio… l’ha detto el dutur… si è messo a guardare i tusann*, non fa che parlare di… capisce signora… di quella cosa lì… tira su i pedagn*, guarda le gambe ai tusann… ci vuole fare… capisce signora?… capisce? non so più cosa fare… è l’arterio”. Alle mie  domande mia mamma scosse la testa e disse  che il bagatt era diventato uno sporcaccione.

Fu così che venni a sapere che, se sei un vecchietto e ti viene l’arterio, ti metti a correre dietro alle ragazze per sollevargli le gonne. Bizzarro.

Al nostro premier deve essere venuta l’arterio.

All’estero però sono meno comprensivi di noi con il nostro vecchio sporcaccione e scrivono articoli così:

[…] Sì, è inconcepibile che Berlusconi governi l’Italia. E, davvero, per gli italiani è penoso essere governati da Berlusconi. In ogni caso per la maggioranza degli italiani. Per coloro che non possono o non possono più approfittare del berlusconismo, perché per esempio non fanno un lavoro indipendente, ma come impiegati devono pagare le imposte. O per chi è cattolico, anche in Italia una minoranza che diventa sempre più piccola. “L’Italia oggi è malata come ai tempi della grande peste”, ha detto Dionigi Tettamanzi, cardinale di Milano. “L’amoralità si espande in tutti gli strati della nostra società. Il problema più grande lo hanno quei genitori che devono spiegare ai loro figli quello che sta accadendo. E che forse hanno figlie dell’età delle giovani donne, le cui fotografie si vedono in tutti i giornali”. Figlie nell’età delle compagne di giochi del capo del governo. Quello che Tettamanzi non dice: anche Noemi, Nadia e Ruby hanno madri. Proprio come hanno madri le giovani donne che partecipano ai concorsi per miss e per un ruolo negli show televisivi pruriginosi. Madri che credono che per le loro figlie non vi sia migliore futuro se non [com]piacere ai potenti. Politici, boss della televisione, calciatori. Può darsi che non si spingano tanto avanti come Mara Carfagna. La quale è stata dapprima showgirl e modella per foto di nudo, per uno di quei calendari che in Italia le officine di riparazioni per auto appendono alle pareti. Poi Berlusconi l’ha fatta sua ministro per le Pari Opportunità. La vetta del cinismo per un Paese il cui movimento femminista fu un tempo la punta di lancia in Europa. L’Italia ha mandato giù la Mara Carfagna. Ci si abitua a tutto, sotto Berlusconi. Anche al fatto che il Paese quest’anno sia rimasto per cinque mesi senza Ministro dell’Industria, perché il precedente titolare aveva dovuto dimettersi a causa di uno scandalo per corruzione. Berlusconi semplicemente non ha assegnato la carica. A che scopo l’Italia ha bisogno di un ministro dell’Industria? Dopotutto, si ha la Mara Carfagna, che si occupa del macho Gheddafi, quando costui viene a Roma e convoca 200 hostess italiane, di bella presenza, per la sua conferenza sul Corano. A pagamento, s’intende.[…]

[…] L’Italia è un antico Paese, con una storia di scandali antichissima. Già la moglie dell’imperatore, Messalina, celebrava le sue orge e quando questo senso di eccitazione non le bastava, di notte scivolava fuori dal suo palazzo per offrirsi come puttana in una bettola. Mai l’Italia fu una terra per puritani e a questo hanno già provveduto i papi del Rinascimento, con le loro famiglie allargate. Alessandro VI affidava volentieri gli affari di governo a sua figlia Lucrezia e Paolo III pare abbia avuto un figlio gay. Contro la Babilonia romana si indignava il valoroso monaco tedesco Martin Lutero, i romani si indignavano già molto meno. Che il potere non sia occupato da apostoli della morale, veramente in Italia lo si sa già da tempo.

Ma adesso uno scandalo sostituisce lo scandalo precedente. Come in un romanzetto da quattro soldi il popolo viene rifornito giornalmente con una nuova puntata su Ruby e Nadia…

Leggi tutto da Der Tagesspiegel, tratto dal sito “Liberacittadinanza”

Don Rodrigo e il suo entourage. Sulla porta Mons. Fisichella.

* bagatt: calzolaio

* tusann: ragazze

* pedagn: gonna

La fiera delle ovvietà

Avviso ai naviganti. Questo post contiene parolacce. Chi è allergico dovrebbe starne alla larga.

D’altra parte è inevitabile. L\’articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 16/1/2011, sezione Salute, è di quelli a cui si può rispondere soltanto con un vaffanculo.

Intanto il titolo ti dà un’anticipazione delle ovvietà che seguiranno:

Disoccupazione e precarietà: la crisi rende
più fragili. Perfino davanti alle infezioni

[…] Sia l’inoccupazione che la disoccupazione sono fonte di stress e di solito il disagio si manifesta con i sintomi della depressione». La condizione psicologica del disoccupato viene definita di «stress cronico» ed è caratterizzata da un senso di frustrazione e insieme di ansia causata da un’attesa che non si realizza. Già, per non parlare poi del fatto che non porti a casa un centesimo.

[…] Gli studi scientifici hanno così confermato in generale che lo stress prolungato indebolisce il sistema immunitario, lo rende meno efficiente nella sua funzionalità ed espone l’organismo a maggiori rischi di infezioni e malattie. Pensa che questa cosa mi sembrava di averla già letta quando ero giovane, secoli fa, i primi studi d’altra parte risalgono agli anni ’30…

Ma niente paura, l’orizzonte non è così nero come appare: “una ricerca condotta da un gruppo di studiosi dell’università di San Francisco, pubblicata sulla rivista Psychosomatic Medicine ha portato un altro dato questa volta confortante: il sistema immunitario torna rapidamente a svolgere bene i suoi compiti non appena il disoccupato trova un nuovo lavoro. Certo se non lo trova son cazzi, e “può arrivare purtroppo a gesti estremi”. Poraccio.

Ma che scherzi, poi ci sono gli specialisti no! Loro ti danno i consigli su come reagire.  Poi però se tu sei tendenzialmente un debole senza creatività e magari non hai la “capacità economica e gli strumenti culturali adeguati” per affrontare le trasformazioni sei proprio uno sfigato, e quasi te lo meriti di non trovare lavoro. Perchè devi capire che “Diventa fondamentale la percezione personale del problema – dice Daniela Lucini specialista di Psicologia clinica all’università degli Studi di Milano -. Occorre mettere da parte le emozioni per un momento e assumere un atteggiamento un po’ più razionale” Eccheccazzo, basta co ‘sta tristezza, ottimismo ci vuole, c’è gente che si è fatta da sola, cribbio, e senza lamentarsi tanto.

E come si fa?

Be’, in primo luogo “Bisogna  lavorare su noi stessi: definire quale sia il nostro obiettivo; guardarsi intorno e fare un esame della realtà; trovare le risorse e far scaturire i comportamenti più idonei ad avvicinarci all’obbiettivo. È duro come messaggio e molti non lo accettano». Che stronzi.

“Come rileva l’Istituto per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, in Italia accanto al disagio da disoccupazione sta crescendo un altro fenomeno: lo stress da «sotto-occupazione». Colpisce gli under 30, vittime della flessibilità esasperata del mercato del lavoro.” Questi sono i bamboccioni.

Invece quelli che scrivono queste stronzate devono solo ringraziare la madonna che c’è in giro tutta questa depressione, che invece di stare in casa a languire ai disoccupati gli potrebbe venire in mente di fare una rivoluzione e venirvi a stanare nei vostri studioli e ufficetti, e farvela venire a voi la depressione. E questo è un obiettivo molto razionale: ti dà una carica che neanche te lo immagini.

Ci sono donne e ci sono sottosegretarie

Su La7 ieri c’era in collegamento la Santanchè. Si parlava di aziende che chiudono, che delocalizzano, che non esitano a spostare la produzione da una regione all’altra, mettendo dall’oggi al domani i lavoratori davanti al fatto compiuto e ad una scelta capestro: o accetti di farti 180 Km all’andata e 180 al ritorno o puoi stare a casa. Niente trattativa, niente discussione. Chi ha la proprietà dell’azienda decide, chi ci lavora obbedisce. In altre parole, parole antiquate, un po’ vintage, che non fanno in: il capitale comanda, il lavoro subisce. Però sono parole di verità.

In studio una donna, una  lavoratrice che dovrà accettare di andare a lavorare dalla provincia di Torino alla provincia di Milano, di consumare lunghe ore nei trasferimenti, lunghe ore sottratte alla famiglia, al tempo libero, alla vita.

E in collegamento un’altra donna, una sottosegretario salsignore a cosa, che dall’alto della sua posizione privilegiata (stiamo parlando di uno stipendio mensile maggiore di quello annuale della sua interlocutrice) si è permessa di usare tono e parole sferzanti.

Come dice Angelo D’Orsi su Micromega:

“La Santanché, specialista della rissa, già berlusconiana, poi antiberlusconiana, quindi superberlusconiana, ha blaterato, facendo uscire dalle labbra perfettamente disegnate da un compiacente lips-stylist, dicendo che lo sciopero era cosa obsoleta, che lei avrebbe “stretto i denti” (!?) e si sarebbe presentata regolarmente al lavoro tutte le sante mattine che dio manda in terra. Ad Assago. (Me la vedo!).”

Ci son donne un po’ così, inutili e dannose.


Benvenuti

Forse con un po’ di ritardo do il benvenuto a tutti gli utenti che hanno postato un commento, che hanno anche solo sfogliato queste pagine, che hanno letto o dato solo un’occhiata, e un benvenuto anche agli utenti futuri.
Questo blog è aperto alla comunità degli internauti che desiderano partecipare, intervenire o anche solo visitare questo blog.  Non è un blog scritto regolarmente, non si occupa solo di un argomento specifico ma è un mio personalissimo e modesto contributo al dialogo e alla conoscenza. Racconto cosa piace a me e cosa per me è importante. Non devo compiacere nessuno ma posso garantire una cosa: tutti i fatti citati in questo blog sono controllati al massimo delle umane capacità, così come le fonti. Tutto il resto è opinione, che ho facoltà di esprimere e di cui sono unica responsabile.
Il mio motto infatti è: COMMENT IS FREE BUT FACTS ARE SACRED (C.P. Scott)

Ogni contributo da parte dei visitatori renderà questo un luogo creativo di condivisione di idee, esperienze e proposte.

Prima di chiudere questo saluto vorrei ricordare a tutti le normali regole di netiquette per intervenire sul blog, affinchè il tono generale e l’atmosfera sia sempre aperta, piacevole e rispettosa, pur  nelle differenze di opinioni e di stili personali.  Io tendenzialmente pubblico tutto ciò che viene postato, essendo parecchio libertaria; tuttavia per tutelare la comunità degli utenti ho stabilito dei criteri di esclusione:

1) post particolarmente aggressivi o contenenti volgarità o insulti  contro un  altro utente

2) “guerre di opinione” che si trasformano in diatribe personali, con un elevato  numero di messaggi e contromessaggi (nel qual caso sarebbe bene continuare la discussione privatamente)

3) Messaggi che violano la privacy di altri utenti

4) Messaggi gratuitamente offensivi che, a mia discrezione, possano essere individuati come “flame” (un messaggio deliberatamente ostile e provocatorio inviato da un utente alla comunità o a un altro individuo specifico; flaming è l’atto di inviare tali messaggi, flamer chi li invia, e flame war (“guerra di fiamme”) è lo scambio di insulti che spesso ne consegue, paragonabile a una “rissa virtuale”. Definizione Wikipedia)

5) Troll, ovviamente (individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati. Def. Wiki)

A questo proposito, perchè non ci sia anche il minimo dubbio, cito un esempio di post che ho “censurato”: in sole 3 righe ho rilevato le seguenti frasi: […] Sig.ra (???) Flavia… […] atteggiamento uterino (arridaje n.d.r.) […] sua capacità prossima allo zero di trovare argomentazioni […]  vostri ridicoli piagnistei… e mi fermo qui. Ecco, questo non ha niente a che vedere con la libertà di opinione ma è quello che io ritengo, in definitiva, un post inutile, e sul mio blog non lo pubblico. Chi vuole esprimersi così può aprirsi un suo blog.

E per finire, il testo scritto a volte può generare fraintendimenti, per l’impossibilità di usare gesti o la mimica facciale, pertanto è ancora più importante cercare di esprimere il proprio pensiero o emozioni nel modo più chiaro possibile, eventualmente utilizzando gli emoticons, che favoriscono l’espressività e limitano le incomprensioni (per ironia, simpatia ecc.)Per chi fosse interessato QUI trovate l’elenco degli emoticons e smiley più usati.

A presto.