CONFESSA CHE TI HA STUPRATA!

Il caso della turista australiana trovata sanguinante a Roma. Dopo un rapporto sessuale con un ragazzo di origine tunisina viene ricoverata con brutte lesioni e un sospetto di violenza sessuale. Dopo le prime cure si rifiuta di denunciare il ragazzo, dichiarando che il rapporto è stato consensuale.

E qui inizia la bagarre.

La ragazza, sola in Europa con un paio di amiche e senza la famiglia o qualcuno che le stia vicino e la possa tutelare,  viene fatta visitare da una psicologa la quale RILASCIA DICHIARAZIONI ALLA STAMPA sulle condizioni personali e psicologiche della sua paziente!

Da Femminismo a Sud: La psicologa attraverso i media afferma che:

– «E’ stata stuprata»
– «Non ha ammesso la violenza per vergogna»

– «ha subito uno stupro», ma ha deciso di «non denunciarlo». Ne è convinta la psicologa (…)

– «La giovane  ha deciso di non denunciare la violenza subita per un sentimento di vergogna. Immagino che l’abbia fatto per liberarsi dal peso mediatico che l’ha circondata immediatamente in queste ore e per evitare la trafila giudiziaria che l’avrebbe attesa. Una risposta emotiva diffusa tra le donne che subiscono aggressioni di questo tipo».

– «Credo di non essere tanto lontana dalla verità – prosegue – rispetto all’avvenuto abuso sessuale, perchè per la giovane ammettere la violenza si sarebbe tradotto anche nel dovere rimanere a Roma, mentre non vede l’ora di andare via dall’Italia e lasciarsi alle spalle l’intera vicenda».

– La dottoressa ci tiene a precisare che questa è solo una sua supposizione, ma dice pure di essere certa che non è tanto lontana dalla verità «Ho avuto modo di stare vicino alla ragazza – racconta – Anche se non sono io a seguirla, ho potuto constatare che ha subìto traumi psicologici, ma non vuole ammetterlo. Cerca di mostrarsi forte e di fare credere a tutti che riuscirà a superare presto quello che le è successo, ma non è così. Lei ha solo fretta che tutto questo finisca il prima possibile».

E questo non può essere accettato, men che meno dai media: “ma come, per una volta che abbiamo una ragazza occidentale stuprata da un extracomunitario, cioè una miniera d’oro editoriale, questa strega non lo vuole denunciare? Ci tocca ascoltare le denunce di quelle @@@§§§@@ che mettono in mezzo bravi ragazzi italiani, e non c’è verso di farle tacere, li vogliono trascinare in tribunale quei poveracci, e questa invece ci rovina la festa!?”

E’ forse necessario fare una precisazione: il reato di stupro non si realizza in base alla quantità, al tipo e la gravità delle lesioni (che sono semmai un’aggravante) ma nell’istante in cui un partner dice NO e l’altro ne ignora la volontà. A qualunque stadio del rapporto si sia. Questo lo dice la legge oltre che il comune senso di giustizia. Senza consenso c’è sempre la violazione del corpo, con o senza sangue. Al contrario, la presenza di lesioni non sono indicative di stupro se la presunta vittima ha acconsentito a un rapporto estremo. Se per gli inquirenti  non sempre è facile districarsi fra le diverse situazioni una cosa dovrebbe essere evidente (e non lo è) e cioè la donna va ascoltata e non psicanalizzata!!!

Nel caso specifico la ragazza non è stata forse vittima del partner ma sicuramente lo è diventata del circo che la sta violentando nel suo letto d’ospedale, in condizione di debolezza anche a causa delle probabili difficoltà con la lingua. Si parla addirittura di sottoporla a perizia psichiatrica (obbligandola?) perchè non si crede alla sua versione.

Invece alla versione (di fantasia) di tutte quelle donne che arrivano nei reparti di Pronto Soccorso d’Italia massacrate da mariti e compagni si crede fin troppo volentieri: meno male che quelle si rifiutano di denunciare, altrimenti questa vergogna intaserebbe i tribunali della penisola.

Insomma: invece di un supporto psicologico per superare la brutta avventura per la ragazza un bel TSO, finchè non AMMETTE di essere una vittima. E il ragazzo, per non saper nè leggere nè scrivere, lo hanno incriminato per stupro, poi si vedrà.

CONDIVIDO QUEST’ANALISI AL 100%, sempre da Femminismo a Sud, e non avrei saputo dire meglio.

Il demone della tempesta, portatore di disgrazia, malattia e morte? E’ una donna, of course. Da distruggere.

Ragazzo1: ok alle kodak però strappi il rullino, a loro cosa facciamo, strappiamo le ovaie?

Ragazzo 2: ahahah no, pensavo più a divertirti e quando ti sei scocciato le lasci legate al guardrail sull’A4, cose del genere

Ragazzo 1: beh ma così non c’è gusto…meglio farlo a sorpresa..”amore ti porto a Como” e dopo 20 km apri la portiera in corsa, lasci l’acceleratore per darle un calcio laterale e farla andare in terza corsia… in fondo a loro sono sempre piaciute le sorprese.

Ragazza: i tipi sono usa e getta, come i fazzoletti

Ragazzo 1: ahahahahah sto male! Alla ragazza:  ahaha siete brave in questo

Ragazza: anche voi siete molto bravi…ci compensiamo a vicenda

Ragazzo 1: eh ma voi lo fate con “classe”, siete attrici hollywoodiane!

Ragazzo 2: la donna è opportunista!

Questo dialogo, che mi è capitato di leggere su Facebook, non è l’invenzione di qualche autore di crime fiction, ma è fin troppo reale,  ne ho salvato lo screenshot e ho ottenuto dagli autori il permesso di utilizzarlo, nell’anonimato.

Gli autori sono quelli che chiameremmo ragazzi normali, dai quali l’unico comportamento deviante prevedibile è forse un’infrazione per eccesso di velocità. La ragione per cui cito quello che è uno degli  esempi di violenza verbale nel denso magma di odio che circola sul web, e fuori, è proprio per focalizzare l’attenzione su 2 aspetti:

Il primo aspetto è l’enormità del fenomeno, che va dalle battute misogine da cortile di liceo, ai post lividi di odio dei blog, dalla propaganda martellante di certe sospette associazioni di padri separati o anti-femministi, a certe affermazioni sconcertanti sulle – sempre più illeggibili – riviste femminili.  Forse il peggiore è il blog dell’ormai famigerato Claudio Risè (Leiweb, un altro off-shoot del Corriere)  anche per il tono di scientificità… Anche se non raggiungono la potenza del mezzo televisivo in termini di diffusione, i nuovi canali di comunicazione sono il nuovo veicolo dell’odio misogino.

Sul sito antifemminista SCUNF si legge:

“Ma le nazi-femministe sanno benissimo che stanno devastando dei bambini, e distruggere la famiglia è il loro scopo.  Il nocciolo duro del (nazi)femminismo sono femministe talmente accecate dall’odio contro gli uomini da diventare lesbiche. È inutile discuterci: vanno combattute.[…] Il (nazi)femminismo è ormai una associazione a delinquere, che deve essere combattuta così come si combatte la mafia.  Queste pedo-criminali manipolatrici hanno contagiato le istituzioni…”

La profondità di questo odio ci racconta della paura dello schiavo di perdere l’unica àncora che gli impedisce di sentirsi totalmente sopraffatto dal potere, di perdere l’unico essere che ancora possa dominare, la cui obbedienza e sottomissione preservano al suo mondo una parvenza di ordine. Quando la donna non è più disposta a sostenere questo ruolo si scatenano i deliri, di cui riporto solo alcune delle inesauribili proposte della rete.

Inoltre:

La femminista è un aborto che cammina, abortita allo stadio genetico (!) Essere femminista è essere deficiente, emozionalmente limitata: il femminismo è una malattia di deficienza e le femministe sono storpie emotive.

Questi blog hanno una circolazione elevata, le pagine collegate a facebook registrano migliaia di contatti e di “mi piace”.

Ma anche in luoghi insospettabili come il blog delle giornaliste del Corriere  “La 27esima ora”,  si nasconde il pregiudizio misogino, spacciato per equità. Questo il linguaggio del titolo di un post del 20 febbraio 2012, scritto da una giornalista: “Mi vergogno delle donne (giovani) senza figli che chiedono il mantenimento all’ex”  post che ha ottenuto quasi 300 commenti – quelli maschili particolarmente virulenti – nonostante questo fatto statistico sia marginale, ma si ritaglia una visibilità più alta rispetto all’enorme problema dell’impoverimento delle donne separate con figli a carico. Di nuovo il linguaggio che ci colpevolizza, questa volta per la nuova emergenza dei padri separati, che è un dato distorto come dice chiaramente l’Istat (Nel 2008  solo il 24,4% degli uomini separati, divorziati o riconiugati ha versato regolarmente denaro per l’ex coniuge o per i figli, percentuale che sale al 36% se al momento della separazione erano presenti figli minori.
I versamenti sono stati effettuati per l’ex coniuge nell’8,5% dei casi e per figli nel 15,9%; quest’ultima percentuale sale al 26,4% se al momento della separazione erano presenti figli minori.)
Cifre che parlano da sole, ma evidentemente non scalfiscono il pregiudizio.

L’altro aspetto è la questione del supporto, del sostentamento, che le parole offrono alle azioni violente contro le donne, azioni violente che si alimentano di parole violente. Parole di derisione, di svalorizzazione nelle pubblicità, nelle battute, parole di disprezzo verso giovani donne preda, più o meno consapevolmente, dei potenti di turno, pronunciate spesso da altre donne che si prestano, assurdamente,  al gioco della divisione fra donne per bene e donne per male. Perfino mancanza di parole, quando in cronaca appare l’ennesima violenza ad una donna e la vittima scompare quasi subito dai radar mediatici, mentre, invariabilmente, significativamente, i riflettori si spostano sull’aggressore, che diventa “il” personaggio della tragedia, il soggetto dell’articolo, e di cui vengono descritti minuziosamente i deliri, le problematiche, valutate le istanze e le inevitabili scusanti. La vittima della violenza di genere esce di scena tanto in fretta che nel lettore fatica a scattare quel sentimento di compassione e solidarietà così comune in ogni altro caso di aggressione.

Cito un titolo a caso: “FOLLE DI GELOSIA STRANGOLA LA MOGLIE DOPO UN LITIGIO (il soggetto del titolo non è mai la vittima, bensì il carnefice) Dal giornale L’Arena di Verona, anche l’articolo si concentra subito sull’omicida:

“L’ha uccisa perché non voleva perderla. L’ha uccisa perché era geloso e perché lui non voleva che il loro matrimonio finisse o che ci fosse qualcun altro fra loro. L’ha strangolata con un foulard in camera da letto…”

Tornerà, la vittima, alla ribalta solo nel caso in cui sarà possibile sfruttarne il potenziale pruriginoso (…sopra quel letto in cui per anni si sono accoccolati…) che anzi più gli indizi sulla sua moralità sono vaghi e incerti più parole si possono vendere. (In Tv, il legale del militare accusato di stupro e tentato omicidio dell’Aquila dice: la ragazza  dovrà spiegare il perché e il motivo per il quale è uscita fuori dal locale con il freddo e la neve insieme al suo giovane coetaneo”. Dal Mattino online: le prime 7 righe con i nomi dei presunti stupratori, la vittima citata solo all’ottava riga, così: …dove sarebbe stato commesso lo stupro di una studentessa…  Su un totale di 27 righe non una parola per la vittima, nominata ancora di sfuggita alla riga 19 con l’espressione “conobbe e rimorchiò la studentessa”.

Questi sono solo 2 dei 1000 esempi di sparizione simbolica della vittima dai racconti sulla stampa.

Questa battaglia, questa lotta per l’emancipazione dal bisogno, dalla tutela opprimente, per l’affermazione di sé, per il rispetto sociale, si pensava che fosse già combattuta, e vinta;  che morte e ferite avessero già compiuto il proprio sacrificio per le future generazioni. E invece, regolarmente, ciclicamente, torniamo al punto di partenza, condannate a soffrire, ancora e ancora a causa di una rivoluzione mai  veramente portata a termine, forse in parte tradita. Per citare Adrienne Rich “la sparizione del passato storico e politico delle donne fa si che ogni generazione di femministe sembri essere un’escrescenza anormale della storia”. Questo succede appunto quando le nostre storie, e dunque la storia, vengono negate, manipolate e stravolte. Al punto che dichiararsi femminista oggi è ritenuto imbarazzante.

Alla luce dei fatti, penso che sia ora di abbandonare lo stupore indignato, l’incredulità dell’innocenza,  l’impotenza del vittimismo. E’ ora che ci sporchiamo le mani, noi donne, che alla recriminazione sostituiamo l’azione. Delegare tutta la gestione del sociale ma soprattutto del politico, senza voce in capitolo se non quella del lamento, significa accettare di vivere sotto tutela. Magari è riposante.  Ma come vediamo ogni giorno è una scelta mortifera.

Dobbiamo vigilare, denunciare e stroncare questi perversi meccanismi affinchè il clima di disprezzo e odio intorno a noi si prosciughi, anche attraverso un’alleanza al di là del genere e delle fittizie suddivisioni in categorie umane. Chiediamo una presa di coscienza da parte degli uomini che con noi stanno compiendo un cammino umano e politico, e da parte loro forti prese di posizione rispetto alla vergognosa tragedia delle uccisioni di donne nel nostro paese. Dissociatevi apertamente da certe storture ideologiche, fatevi sentire. Il privato è ancora e sempre politico.

 

 

 

MOOLAADE

BELLISSIMO. SE QUALCUNO POTESSE TRADURRE DAL BAMBARA…

Un film del regista senegalese Ousmane Sembene: PROTEZIONE

Grande finale (con traduzione in italiano)

“IO SONO E SARO’ SEMPRE UNA BILAKORO” “donna non purificata”

Ousmane Semene : Moolaadé (2000) / Long métrage
Dans un village africain, il est le temps du rituel ancestral de l’excision, considéré comme une purification des femmes. Collé Ardo, seconde épouse de Bathily, un notable du village a, sept ans auparavant, refusé de faire exciser sa fille. Ce matin-là, quatre fillettes se prosternent à ses pieds : elles ont échappé aux exciseuses et lui demandent protection. Celle-ci accepte et leur accorde ainsi le Moolaadé, un droit d’asile qui peut entraîner la malédiction sur quiconque le violera. Pour le proclamer, elle tend quelques fils de couleur à travers l’entrée de sa cour. Dans le village, le conseil des hommes est révolté : Collé remet en cause leur position et une somme de traditions ancestrales.
Deux des enfants qui ont refusé l’excision ont préféré fuir le village plutôt que de se réfugier chez Collé. On apprend bientôt qu’elles se sont jetées dans le puits plutôt que d’être reprises. Le chef ordonne que l’on comble le puits.
Refusant de plier, Collé ne faiblit toujours pas et compte bien tout faire pour éradiquer la barbarie que représente l’excision. Pour que les femmes retournent à leur ancienne servitude, les hommes du village les privent de leurs postes de radio, par lesquels elles ont appris que le grand imam de la mosquée Al Ahzar condamnait l’excision.

Sembène a récolté pour Moolaadé une série de récompenses en 2004 : prix du meilleur film étranger décerné par la critique américaine, prix Un Certain Regard à Cannes, prix spécial du jury au festival international de Marrakech entre autres.

Distribution : Collé Ardo Gallo Sy (Fatoumata Coulibaly), Hadjatou (Maïmouna Hélène Diarra), Amsatou (Salimata Traoré), Alima Ba (Aminata Dao), Mercenaire (Dominique T. Zeida), L’exciseuse (Mah Compaore), Ciré Bathily (Rasmané Ouedraogo) , Amath Bathily (Ousmane Konaté), Abdou (Bakaramoto Sanogo), Dugutigi (Joseph Traore)

 

Consigliera Tommasini (del Consiglio Comunale di Trezzano sul Naviglio): STUDI DI PIU’ – Donne nel mondo

Dopo l’exploit della Consigliera del Pdl  Giovanna Tommasini all’ultimo consiglio comunale Fare un respiro e leggere qui ho deciso di ripubblicare un mio vecchio post: una raccolta, incompleta ma significativa, della mostruosa situazione di violenza che le donne subiscono in TUTTE LE PARTI DEL MONDO. Violenza istituzionale e violenza privata, in un vergognoso mix mortale.

Magari, se la Consigliera lo leggesse, potrebbe imparare qualcosa.

Messico, Il martirio di Marisela

Uccisa in strada. Chiedeva giustizia per la figlia sedicenne Ruby, gettata in una discarica nel 2008

CACCIA AL KILLER: SOSPETTI SULL’EX COMPAGNO DELLA RAGAZZA, IL BANDITO BOCANEGRA

Messico, il martirio di Marisela

Uccisa in strada. Chiedeva giustizia per la figlia sedicenne Ruby, gettata in una discarica nel 2008

Marisela Escobedo Ruiz

WASHINGTON – Marisela Escobedo Ruiz chiedeva giustizia per la figlia brutalmente assassinata nel 2008. Ieri forse lo stesso killer l’ha freddata sparandole in testa. Un agguato non in un vicolo buio, ma davanti al palazzo del governo, nello stato messicano di Chihuahua. Le autorità locali dovrebbero pagare per questo delitto: sapevano che era stata minacciata e non ha fatto nulla per proteggerla. La battaglia solitaria di Marisela inizia nel 2008, quando la figlia sedicenne, Ruby, è uccisa e bruciata. Il cadavere è poi gettato in una discarica di Ciudad Juarez. Rispetto a centinaia di delitti insoluti, la polizia individua l’omicida: è il suo compagno, Sergio Bocanegra, un bandito vicino alla narco-gang dei Los Zetas. Lo arrestano un anno dopo e lo portano in giudizio. L’uomo confessa poi ritratta. A sorpresa viene assolto «per insufficienza di prove». Fonte

MESSICO

Gli omicidi senza fine di Ciudad Juàrez (Messico) 

A partire da gennaio 1993, è iniziata una strage ininterrotta di donne nella cittadina messicana di Ciudad Juàrez, situata in corrispondenza del confine con El Paso (Texas). Le stime più recenti riportano un numero superiore a 300 di giovani donne massacrate nello spazio di un decennio.

La maggior parte delle vittime è un’età compresa fra i 14 e 16 anni e si tratta di ragazze magre e dai capelli scuri che sono scomparse lungo le strade per andare al lavoro o tornare a casa alla fine della giornata.
I cadaveri, spesso selvaggiamente violentati e torturati, vengono scaricati nel deserto che si estende tutt’intorno la cittadina e nelle strade che costeggiano i terreni abusivi. In alcuni casi, le ragazze sono mutilate e sfigurate: diversi oggetti sono inseriti con forza nella vagina e nell’ano e/o il seno sinistro è mutilato. La modalità omicida preferita è lo strangolamento, a cui fanno seguito pugnalate ripetute e violente per distruggere il corpo.

La polizia è convinta che una notevole percentuale di vittime sia stata uccisa da protettori arrabbiati, spacciatori di droga, mariti gelosi e fidanzati brutali, ma almeno un terzo delle ragazze (quindi, un centinaio di vittime) potrebbe essere stato stuprato, mutilato e ucciso da uno o più assassini seriali, coinvolti o meno anche in rituali satanici. Fonte

EX YUGOSLAVIA

“Durante la guerra, migliaia di donne e ragazze furono stuprate, spesso con brutalità estrema. Molte di esse vennero detenute in campi di prigionia, alberghi o case private e costrette allo sfruttamento sessuale. In tante vennero uccise. Oggi, alle sopravvissute a questi crimini viene negato l’accesso alla giustizia. I responsabili delle loro sofferenze, membri dell’esercito, della polizia e dei gruppi paramilitari, circolano liberamente, alcuni accanto alle proprie vittime, altri addirittura in posizioni di potere” – ha dichiarato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

Stupri e altre forme di violenza sessuale sono avvenuti su scala massiccia durante la guerra degli anni 1992-95 in Bosnia ed Erzegovina. Il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Tpij), istituito nel 1993 per punire gravi violazioni del diritto umanitario, violenza sessuale inclusa, è stato in grado di occuparsi solo di una piccola parte di casi: fino al luglio di quest’anno, aveva trattato 18 casi di violenza sessuale in Bosnia ed Erzegovina.

La Camera per i crimini di guerra, istituita nel 2005 nell’ambito della Corte di stato della Bosnia ed Erzegovina per seguire casi che il Tpij non potrebbe giudicare, ha condannato a oggi solo 12 persone per crimini di violenza sessuale. Migliaia di donne sopravvissute allo stupro hanno perso i loro parenti. Molte non sono in grado di trovare o mantenere un posto di lavoro a causa della loro fragilità psicologica e altre vivono senza una fonte fissa di reddito, in povertà, nell’impossibilità di comprare i medicinali necessari.

Poiché lo stupro continua a essere un argomento tabù, spesso le donne sono considerate con riprovazione piuttosto che come persone che hanno subito violenza e che hanno bisogno di essere aiutate a ricostruirsi una vita. Fonte

AFGANISTAN

“Hidden gendercide”, : il nuovo olocausto, il genocidio nascosto delle donne nel XX e XXI secolo. Un’esperienza vissuta con le Suore di Madre Teresa di Calcutta (di Ana Castro) ed il documento del DCAF, Women in an Insicure World (tpfs*) [queste non sono femministe]

[…] Il mio compito era di visitare, due volte al giorno, il reparto maternità di un ospedale di Kabul. L’obiettivo di queste visite era quello di riuscire a sentire il pianto delle madri per recuperare le neonate gettate in secchi posizionati di fronte al loro letto. Pochissimo era il tempo a disposizione prima che la neonata morisse. Subito dopo il parto (per mancanza di ecografie) veniva annunciato al padre il sesso del nascituro. Se fosse nato maschio, il padre insieme a tutta la famiglia, avrebbe suonato delle campanelle nelle sue mani e celebrato immediatamente, se invece fosse nata una femmina, il padre avrebbe ricevuto le condoglianze e deciso di tenere oppure di sopprimere la bambina. Se la bimba fosse stata rifiutata, sarebbe stata gettata in un secchio d’acqua finché il personale delle pulizie dell’ospedale non l’avesse raccolta. Le suore passavano due volte al giorno per recuperare i corpi. Nell’ospedale nascevano circa 100 bambine ogni mese. Solamente l’1% delle neonate riusciva a sopravvivere al massacro, quelle recuperate entro i 10 minuti dal parto. Una sola bimba al mese salvata, dalle 10 alle 14 vite all’anno. Fonte

INDIA

In ogni caso, il matrimonio è il destino di ogni donna indiana. Con il matrimonio la donna diventa “proprietà del marito”: deve stare in cucina, accudire la casa e i figli e servire il marito, oltre a lavorare per procurare alla famiglia i mezzi di sostentamento.

Da un rapporto di Amnesty International, si stima che in India il 45 % delle donne sposate subiscono violenze fisiche e morali dai loro mariti. Il divorzio è legalizzato, ma per una donna questa scelta è molto difficile e rischiosa: significa spesso essere ripudiata dalla famiglia di provenienza, perdere la custodia dei figli e soprattutto essere emarginata senza possibilità di ricostruirsi una vita. Fonte

UZBEKISTAN

Profughe, tramite Radio Free Europe, hanno raccontato che alla frontiera, per garantirsi il passaggio in zona più tranquilla, hanno dovuto pagare il pedaggio ai soldati. Se per un uomo il pizzo è di 500 dollari, per una donna la tangente sale a 2000. Perché, è stato risposto loro, le donne uzbeke, in questi giorni, sono vittime di stupri, sevizie ed altre atrocità, i bersagli numero uno delle violenze e come tali devono pagare di più per garantirsi l’inviolabilità. Fonte1 e Fonte 2

BANGLADESH

In Bangladesh (e anche in India) a donne che hanno cercato di superare i limiti imposti dalla tradizione è stata inflitta una punizione atroce. Per le donne che non osservano le regole, gli uomini possono usare contro di esse terribili strumenti di ritorsione come il vetriolo.

Gettato sulla pelle, ne divora istantaneamente il tessuto, procura ferite e abrasioni simili alle ustioni da fuoco. Le donne ne hanno il viso sfigurato per sempre, spesso perdono la vista a uno o a entrambi gli occhi.

Un caso per tutti serve a raccontare l’inferno in cui precipitano alcune giovani donne, quelle per le quali – a differenza di molte loro coetanee di altri paesi – è una sfortuna essere avvenenti e piacere a un uomo: Shelina, tredici anni, accecata e sfigurata dall’acido da un ragazzo di diciotto anni al quale lei continuava a dire di no. Una sera quando Shelina era alla fonte con le amiche a prendere l’acqua, lui le ha gettato addosso l’acido. Il ragazzo si è dato alla macchia, non pagherà mai per il suo misfatto e la gente dice che se una donna offende l’orgoglio di un uomo, una punizione se la deve aspettare. Shelina è oggi un fantasma vivente, inguardabile, negata alla vita, innocente.

Il dolore provato da queste donne è indescrivibile. È fisico, è psicologico. L’’aggressione le trasforma in mostri, in maschere deformi, delle quali è spesso difficile reggere la vista. Perdono per sempre la loro identità di donne, la possibilità di essere spose, madri (evento gravissimo in un paese in cui essere nubile è ancora una vergogna per una giovane ragazza e per la sua famiglia). Queste disgraziate donne diventano dei reietti della società, dei pesi economici per le famiglie; creature che non osano più presentarsi al mondo, escono di casa segregate nel burkha anche quando non sono di fede islamica. Fonte

VARI STATI AFRICANI

La pratica dell’infibulazione faraonica ha lo scopo di conservare e di indicare la verginità al futuro sposo e di rendere la donna una specie di oggetto sessuale incapace di provare piacere nel sesso con il coniuge. I rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono impossibilitati fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva), che in queste culture, viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale.

Le conseguenze per la donna sono tragiche, in quanto perde completamente la possibilità di provare piacere sessuale a causa della rimozione del clitoride e i rapporti diventano dolorosi e difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. Ulteriori danni si hanno al momento del parto: il bambino deve attraversare una massa di tessuto cicatrizzato e poco elastico reso tale dalle mutilazioni; in quel momento il feto non è più ossigenato dalla placenta e il protrarsi della nascita toglie ossigeno al cervello, rischiando di causare danni neurologici. Nei paesi in cui è praticata l’infibulazione inoltre, è frequente la rottura dell’utero durante il parto, con conseguente morte della madre e del bambino. Fonte

KENIA E ALTRI

the common theme among practicing cultures is that dry sex practices create a vagina that is dry, tight, and heated–all desirable qualities for men in many countries. Wives express the need to please their husbands with dry sex in order to keep them from leaving and/or to minimize their number of girlfriends. Focus groups with men indicate this may often be the reality.

La definizione sesso asciutto, più notoriamente, con terminologia inglese dry sex, si riferisce alla pratica, particolarmente diffusa nell’Africa sub-sahariana, di ridurre al minimo le secrezioni vaginali mediante l’uso di diversi metodi sia chimici che fisici, in modo da rendere il canale vaginale completamente asciutto durante la penetrazione sessuale. Questa pratica ha l’obiettivo di accrescere l’intensità delle sensazioni maschili, ma viene applicata dalle donne soprattutto per evitare di essere considerate negativamente a causa dell’eventuale lubrificazione genitale derivante dal piacere sperimentato nel rapporto. L’uso di questa pratica può comportare un incremento della trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili (MTS), in particolare l’Aids, a causa delle lacerazioni o infiammazioni provocate dall’attrito del pene all’interno della vagina. Inoltre tale pratica è evidentemente incompatibile con l’uso del profilattico Fonte 3

INDIA

female infanticide and foeticide in India, where an estimated ten million baby girls have been killed by their parents in the past twenty years.

Fonte

CINA

In September 1997, the World Health Organization’s Regional Committee for the Western Pacific issued a report claiming that “more than 50 million women were estimated to be ‘missing’ in China because of the institutionalized killing and neglect of girls due to Beijing’s population control program that limits parents to one child.” Fonte

For millions of couples, the answer is: abort the daughter, try for a son. In China and northern India more than 120 boys are being born for every 100 girls. Nature dictates that slightly more males are born than females to offset boys’ greater susceptibility to infant disease. But nothing on this scale. Fonte

INDONESIA

(test di verginità nelle scuole)

Ma perché una proposta  del genere può arrivare fino al parlamento?

La vicenda è lo specchio di una situazione in cui avviene un vero e proprio clash culturale in atto tra chi, nella società indonesiana, va ad adottare comportamenti più simili a quelli occidentali, mentre la classe dirigente si arrocca nel difendere una proposta molto restrittiva dei valori musulmani e propugna un controllo della moralità delle donne.

In questo scontro sono sempre le donne che vanno a rimetterci e vengono colpite nei diritti fondamentali Fonte

PALESTINA

Nella maggior parte dei casi ci sono donne che stanno a casa, come mogli, madri, casalinghe. Sono più legate alla tradizione e mandano avanti la famiglia. E magari si scontrano con un marito che non le lascia uscire. Esistono anche casi di donne che sono docenti universitarie ma poi hanno un marito che controlla completamente la loro vita […]

Sembrerebbe una società molto conservatrice e tradizionale. E’ sempre stato così?

No. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’90 era tutto diverso. Diciamo da prima della Prima Intifada e fino al periodo immediatamente successivo. C’erano molte più donne attiviste, con un peso politico molto maggiore rispetto ad adesso.Dopo gli accordi di Oslo e il fallimento del processo di pace tutto ha iniziato a scivolare in un clima di depressione. Molti uomini si sono reinventati, trovando anche nuovi lavori, le donne hanno visto il loro ruolo bloccato e sono tornate a casa. I gruppi di donne più forti si sono organizzati secondo modelli femministi, le altre non avevano più voglia di fare nulla, non credevano più in niente. Poi nel 2000 con la Seconda Intifada tutto è cambiato ulteriormente. La situazione è diventata più conservatrice, si è diffuso un approccio sempre più religioso. La spiegazione è semplice, una società, ogni società, quando ha tanti problemi, dall’occupazione alla vita di tutti i giorni tende a rifugiarsi in qualcos’altro e ad affidarsi a dio. Si comincia a dire “Dio vuole così, dio è l’unico che può aiutarci”. E su questo fronte tutto il movimento religioso internazionale è cresciuto. Non solo l’Islam. Anche il Cattolicesimo. Tutte le religioni. Fonte

EUROPA

Situazione delle donne e degli uomini nell’UE

Ma qual è la situazione nell’UE per quanto riguarda la parità tra uomo e donna? I progressi compiuti vengono misurati ogni anno ed illustrati in una relazione sulla parità tra uomo e donna. Ecco alcuni esempi:

  • il tasso di occupazione delle donne aumenta, ma rimane inferiore a quello degli uomini, sebbene le donne rappresentino la maggioranza degli studenti e dei laureati;
  • le donne continuano a guadagnare in media il 17.8% in meno degli uomini per ogni ora lavorata – un dato che rimane purtroppo stabile;
  • le donne continuano ad essere sottorappresentate nelle posizioni che comportano responsabilità politiche ed economiche, anche se la loro percentuale è aumentata nel corso degli ultimi dieci anni;
  • la ripartizione delle responsabilità familiari tra uomini e donne resta poco equilibrata;
  • il rischio di povertà è superiore per le donne che per gli uomini;
  • le donne sono le principali vittime della violenza sessuale, inoltre donne e ragazze sono più esposte alla tratta di esseri umani. Fonte

… e per finire…

CACCIA ALLE STREGHE OGGI

Fonte(in inglese)

Queste sono le ultime parole di un assassino di donne, prima di suicidarsi. Da notare le forti analogie con le assurde accuse e petulanti recriminazioni delle lobby maschiliste italiane vedi qui

Please note that if I am committing suicide today … it is not for economic reasons … but for political reasons. For I have decided to send Ad Patres [Latin: “to the fathers”] the feminists who have ruined my life. … The feminists always have a talent for enraging me. They want to retain the advantages of being women … while trying to grab those of men. … They are so opportunistic that they neglect to profit from the knowledge accumulated by men throughout the ages. They always try to misrepresent them every time they can.

Gli uomini sono più bravi a governare delle donne

Uhmmm!! Allora questo è il totoministri molto molto provvisorio del nuovo governo Monti, che non c’è ancora ma non ha importanza. Probabilmente nei prossimi giorni spunteranno nuovi nomi, e noi conteremo le donne.

Oggi, 12 novembre, siamo messi così:

Giuliano Amato  (73 anni)    agli esteri o all’Interno

Giampiero Massolo  (57)   forse agli esteri

gen. Mosca Moschini   (72)   difesa

Ugo De Siervo    (69)      giustizia

Cesare Mirabelli    (69)   giustizia

Bini Smaghi   (55)       Economia

Guido Tabellini  (55)  Economia

Lorenzo Ornaghi  (63) Istruzione

Carlo Secchi    (67)   Sviluppo economico

Lanfranco Senn     (68)     ”               ”

Carlo Dell’Aringa   (71?)   Lavoro

Antonio Catricalà  (59)   Attività produttive

Umberto  Veronesi  (86) Salute

Tutta  gente per bene, per carità, fino a prova contraria. Certo non c’è nessun quarantenne come in Inghilterra, pochi cinquantenni; poi qualche spiacevolezza come un Veronesi pro-nucleare, o un Lanfranco Senn, presidente dell’Atm, di Comunione e Liberazione. Bazzeccole. Pinzellacchere.

Ma donne preparate nel mondo delle professioni in Italia non ce ne sono? un osservatore europeo potrebbe chiedere. Certo che no. Come è noto il cervello femminile non è portato per le scienze, la matematica, l’economia e la politica. Che fortuna. Se oggi ci troviamo con la me…lma  fino al collo non è colpa nostra.

Arrivederci al prossimo bollettino sul totoministri.

% presenza donne in parlamento, dati 2008

Da European Welfare States