Il Comandante dei Carabinieri di Trezzano parla di violenza alle donne al Centro Socio Culturale

Riporto l’intervento che il Comandante dei Carabinieri Cuccuru e il Tenente Mezzetti di Rozzano, sull’argomento della violenza alle donne, hanno fatto durante la serata organizzata al Centro Socio Culturale il 7 ottobre 2011.

Tra le prime cose che emergono quando si parla di abusi subiti dalle donne due sono particolarmente significative: la loro dipendenza economica dal partner e la solitudine, responsabili della dipendenza psicologica che toglie alle donne la forza di spezzare la spirale della violenza.

Quando giungono in Pronto Soccorso le donne maltrattate molto spesso mentono nonostante l’evidenza, raccontano di incidenti domestici, spaventate o quasi vergognose di raccontare la verità. Gli operatori sanitari devono allora essere addestrati a osservare i segni caratteristici, non solo le ecchimosi o l’atteggiamento di paura ma anche eventuali vecchi lividi in via di guarigione. Non sempre però le donne, che arrivano in PS con una inespressa richiesta di aiuto, vengono capite, o per inesperienza degli operatori o per  mancanza di tempo.

L’atteggiamento di chi si avvicina a queste donne deve essere di empatia non giudicante, mentre occorre informarle della presenza delle associazioni di aiuto alle donne presenti sul territorio. E’ necessario che la paziente sappia che può denunciare il partner abusante ma che non è obbligata a farlo in quel momento, in cui presumibilmente si sente più fragile e più esposta.

La denuncia alle autorità però non risolve il problema, che spesso si trascina da lunghi anni. La catena va spezzata prima dentro di sè, non è sufficiente una denuncia. Il Comandante ha raccontato di donne che, nel momento in cui le forze dell’ordine arrivano a prelevare il partner violento per condurlo in carcere, loro stesse gli preparano la valigia e gliela portano. Questo è un evidente corto circuito, una specie di Sindrome di Stoccolma in cui la vittima diventa complice del proprio persecutore.                                                  

Per le forze dell’ordine diventa difficile indagare su certe questioni familiari per le evidenti resistenze che incontrano. Inoltre è bene sapere che con la legge sullo Stalking le donne hanno uno strumento in più per difendersi, ma è necessario seguire gli steps giusti. La prima cosa da fare è tenere un diario dei fatti, completo degli eventuali referti medici, cioè gli episodi vanno storicizzati: infatti la violenza ripetuta è fatta di tanti fatti singoli che presi individualmente hanno meno peso giuridico, mentre  una descrizione precisa e puntuale di tutte le aggressioni subite nel tempo fa rientrare il reato all’art. 612 bis, Atti Persecutori (Stalking).

Da ricordare che oltre alla carcerazione per il violento ci sono altre misure in difesa della donna come ad es. il divieto di avvicinamento, divieto di dimora e anche le misure cautelari che vengono applicate fin dalle indagini preliminari senza aspettare la sentenza.

Fondamentale tuttavia resta il desiderio di collaborazione della vittima con le forze dell’ordine e soprattutto la presa di coscienza della propria condizione, abbandonare la tendenza a sottovalutare la violenza subita, a colpevolizzarsi e trovare dentro di sè la forza per liberarsi.

Per concludere il Comandante Cuccuru ricorda che negli ultimi 2 mesi a Trezzano sono state arrestate 2 persone per il reato di stalking.

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE – 25 NOVEMBRE – DEMETRA DONNE ORGANIZZA UNA SERATA

Rassegna   Cinematografica   al    Femminile

VOGLIAMO IL PANE MA ANCHE LE ROSE

organizzata da

DEMETRA   DONNE

Associazione contro la violenza di genere

DEMETRA   DONNE 

vi   invita   alla   proiezione   del   filmato

PARLA CON LUI

La voce dei violenti

Un documentario di ELISABETTA FRANCIA

in cui i persecutori si raccontano

 In Italia, secondo la più accreditata indagine Istat del 2006, il 33% delle donne dai 16 ai 70 anni dichiarava di aver subìto, almeno una volta nella vita, violenze fisiche e sessuali da parte di un uomo. […] Partendo dalla constatazione che la violenza contro le donne riguarda innanzitutto gli uomini, il documentario vuole raccontare il processo di mutamento della coscienza e della consapevolezza maschile nei confronti della violenza, affrontando alcuni dei temi centrali di questa drammatica problematica: quali sono gli stereotipi culturali che alimentano la violenza nei confronti delle donne? […] Per combattere la violenza contro le donne dobbiamo tutti impegnarci per creare nuove consapevolezze e nuovi percorsi, per superare gli stereotipi e per cambiare atteggiamenti e comportamenti di giovani e adulti. Si usa la violenza quando non siamo in grado di usare la forza della parola. (Assessorato Pari Opportunità – Provincia di Milano, Ente co-finanziatore del filmato)

VENERDI   25   NOVEMBRE   2011

ORE   20.45
 Presso Punto EXPO
Via Vittorio Veneto n°30  Trezzano sul Naviglio
Seguirà piccolo rinfresco    
ASSOCIAZIONE  DEMETRA DONNE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE    TREZZANO S/N  - VIA BOITO  
  • CENTRALINO DI ASCOLTO  
  • COLLOQUI INDIVIDUALI DI ACCOGLIENZA
  • COLLOQUI DI SOSTEGNO CON PSICOLOGHE
  • COLLOQUI LEGALI
  • ANONIMATO
  • Orari apertura sportello in VIA BOITO Trezzano s/N :
Martedì      ore 9.30 - 11.30
Mercoledì  ore 17 - 18.30
Giovedì      ore 16 – 17
  • Segreteria telefonica sempre attiva
e-mail: demetradonne@fastwebnet.it 

Giorno dell'inaugurazione della sede di Demetra in Via Boito


			
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Incontro sulla violenza DI genere, IN genere (DE-genere?) Boh!

Raramente ho partecipato a una serata più insulsa, a tratti surreale, di quella di venerdi 7 ottobre 2011, organizzata dall’Associazione “Donne Azzurre” (Pdl) al Centro Socio Culturale di Trezzano sul Naviglio.
Dico subito che i due rappresentanti delle forze dell’ordine, il Tenente dei Carabinieri Mezzetti di Rozzano  e il Comandante di Trezzano Cuccuru sono stati gli unici ospiti che hanno restituito un senso alla serata. Serata insensata già dal titolo, contraddittorio, indice di indecisione e confusione ideologica, se non peggio. Infatti sul giornale di zona L’Eco della Città l’oggetto dell’incontro era circoscritto alla violenza sulle donne, ma all’arrivo in sala ogni riferimento alla violenza di genere era sparito dai cartelli, e si faceva riferimento ad una “generica”  violenza.

L’introduzione della moderatrice, Teresa Pikala, spazza subito via ogni dubbio sull’impostazione che l’Associazione intende dare alla serata.

La Sig.ra Pikala introduce il tema: “ci sono vari tipi di violenza” dice  “fisica, sessuale, psicologica…” e subito arriva il primo campanello d’allarme. “C’è anche la violenza economica, quella cioè in cui un coniuge priva l’altro coniuge di risorse economiche.” Ah, ecco introdotto il tema della spoliazione dei padri separati  (infatti all’apertura del dibattito, puntuale, si presenterà il portavoce di zona dei padri separati, a denunciare quanto essi siano costretti a vivere sotto i ponti PER COLPA delle mogli che li dissanguano, con la complicità dei giudici).  La lobby dei padri separati

PAS (Sindrome di alienazione Parentale) la sindrome inventata. Un business sulla pelle dei bambini, una vendetta sulle donne che chiedono il divorzio

Come secondo esempio di violenza del giorno d’oggi la relatrice racconta il seguente episodio, che riporto più in dettaglio perchè parla da solo: “Ogni atto di violenza ha un responsabile, e spesso la colpa del comportamento dei figli è di genitori inaffidabili, infatti le notizie riportano il caso di due ragazze che, abbigliate in modo stravagante, e per di più con un ciuccio in bocca come accessorio, si recano a ballare in una discoteca. Un ragazzo le guarda, forse un po’ insistentemente, e loro lo aggrediscono e riempiono di botte”. Ma la giustizia è implacabile. Infatti “il giudice condanna le famiglie delle due ragazze a rifondere il danno al ragazzo perchè non le avevano educate bene”.
E questo sarebbe l’esempio indicativo della violenza che avvelena la nostra società? Femmine che picchiano i maschi!  (Non c’è più religione, signora mia.)
Ma non è tutto, il pièce de résistance è rappresentato dall’esperto invitato a parlare sull’argomento – generico – della violenza, il neuropsichiatra, medico chirurgo, omeopata Dott. Ghrewati Mohamed Baha’ El Din.  A questo punto sembra chiaro che di violenza di genere se ne parlerà solo come una delle tante versioni di violenza (dall’abbandono degli animali alle rapine?). L’esperto esordisce dichiarando che la violenza è una patologia (e già su questo si potrebbe dissentire) che viene scatenata dalle ingiustizie. Ma non attendetevi una critica sociale, l’esperto si concentra sulle piccole ingiustizie quotidiane (“mangiare, bere”…) che scatenano la violenza. Esempio di ingiustizia che può colpire un uomo: “non ti accettano il figlio all’università? Ingiustizia.” Altro esempio di ingiustizia: gli usurai (!!??) “L’usuraio è bugiardo, ladro, assassino. Bisogna combattere contro i bugiardi, i giornalisti sono bugiardi e distruggono la società” (VERBATIM)

Giuro.

Ma da dove nasce questo disturbo, questa mancanza di armonia interiore, questa vera e propria patologia che si chiama violenza? Semplice: siccome è la donna che educa l’uomo, (lo genera, lo cresce, lo accudisce) è compito della donna educarlo in modo sano; se l’uomo è violento è perchè non è stato educato bene dalla donna; la colpa, dunque, è della donna. Non sto scherzando, in questo video dell’ incontro del 25 novembre 2009 avvenuto sempre a Trezzano potete ascoltarlo dalla sua viva voce: “è colpa della donna”.

Da qui in avanti è tutto un rincorrersi di analisi e soluzioni deliranti: “l’uomo è violento perchè non fa l’amore con la moglie e gli viene il mal di testa”. I 5 problemi da eliminare nella società: 1) alcohol 2) droghe 3) calcio 4) sesso 5) si uccide per amore (testuale, io non c’entro!!)

Cosa si può fare: “Raccomandare il bene, evitare il male”. A tratti sembrava di essere in fila dal salumiere, o alla posta, cioè in quei momenti che tutti noi conosciamo e  che sembrano ispirare la produzione più abbondante di banalità.

“Come sappiamo c’è una diversità enorme fra l’uomo e la donna, e si possono elencare 3 differenze fondamentali: 1) orgasmo molto più forte (quello della donna, non confondiamo! n.d.r.) 2) parto 3) allattamento. Ecco perchè la mentalità della donna è tutta diversa. Ci vuole attenzione verso la femmina. Ma in ultima analisi se la donna non educa l’uomo c’è ingiustizia, e quindi violenza”.

E con questo corto-circuito ideologico si conclude l’intervento dell'”esperto”.

L’intervento della Dott.ssa Mangiarotti, ginecologa della Medica, riporta sorprendentemente il discorso sulla violenza DI genere, ma si esaurisce in uno sterile elenco di cifre, senza alcuna analisi o  commento. Elenca le cifre e le percentuali ISTAT che ognuno di noi può trovare facilmente in rete, e introduce quello che poi confermeranno i due comandanti dei Carabinieri: la violenza sulle donne è trasversale a tutti i livelli socio-culturali, e non c’è correlazione fra abbigliamento e stupro: vengono stuprate donne vestite in qualunque modo, di qualunque età, qualunque aspetto, in qualunque orario. A ulteriore conferma di ciò che le associazioni in difesa delle donne dicono da sempre, e cioè che lo stupro non è scatenato dal desiderio ma dall’odio e dalla volontà di dominio (in altre parole gli uomini uccidono le donne ma NON per amore, al contrario di ciò che affermava il neuropsichiatra).

La serata, come dicevo, prosegue con la descrizione, da parte dei due comandanti dei Carabinieri, della situazione delle donne maltrattate e del percorso che dovrebbero seguire per ottenere l’aiuto che lo stato può garantire loro, ma voglio separare il loro intervento da questa fiera dell’irrealtà, e ne darò conto in un altro post.

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Immagina…

Imagine that…

Immagina: alzarsi al mattino e vedere che hai un brufolo sul mento e non pensare che sia la fine del mondo. Ci metti sopra qualcosa e esci, perchè sei così felice con te stessa e del tuo spazio… che ti prendi il tuo spazio e non hai bisogno di chiedere scusa, chiedere scusa  per essere te stessa.

Immagina. Quello sarebbe un bel posto per vivere.

Immagina: alzarsi al mattino e vestirti senza neanche dover pensare se apparirai in un modo o in un altro, perchè sai che il tuo spazio nel mondo è assicurato, che ti è permesso essere qualunque cosa tu voglia o tu senta il bisogno di essere. Sei la benvenuta comunque.

Immagina…

Vi segnalo due siti di grande valore (in inglese):

Any-Body

e

Endangered Species

Entrambi trattano il problema della rappresentazione della donna nella società: nelle immagini pubblicitarie, nella cultura in genere, nel racconto quotidiano che descrive le donne con gli occhi degli uomini (e, ancora peggio, dei pubblicitari). Una rappresentazione che impedisce alle adolescenti di acquisire fiducia in sè stesse e di essere felici di loro stesse e di affrontare il mondo con le giuste armi, che le convince a rincorrere un’ impossibile immagine, forme impossibili, a stravolgere sè stesse, rinunciare alla loro vera forza, al loro valore e perdersi.

Lo abbiamo visto nel nostro paese, nella cronaca recente, la punta dell’iceberg di un fenomeno: ragazze che avrebbero potuto chiedere, pretendere il loro spazio di diritto nella società, decidere di abdicare, rinunciare alle loro più profonde potenzialità per diventare… niente, materia da toccare ma persone invisibili. Ragazze dipendenti da altri, governate ancora una volta da padri e fidanzati che addirittura, nella mentalità postribolare contrabbandata per liberazione sessuale che pare essere la cifra stilistica del nuovo millennio, non esercitano la loro autorità per proteggerle dal mondo, come in passato, ma per depredarle della loro vera femminilità, la cosa più profonda e autentica che hanno.

Lo vediamo nelle foto che compulsivamente le nostre adolescenti si scattano e pubblicano su Facebook , che non è altro che lo specchio che usavamo noi in assenza di FB, lo scrutare il nostro corpo nelle vetrine dei negozi per cercare di intuire come ci vedeva il mondo dall’esterno. Ancora e sempre questa mancanza di fiducia, questo non piacersi, questa ipercriticità verso il nostro corpo che spesso si trasforma in vero e proprio odio, e che può avere in non pochi casi conseguenze drammatiche: dalla promiscuità affettiva all’anoressia.

Tutto questo nella più totale incomprensione del mondo adulto che vede giovani donne agghindate in modo aggressivo e ammiccante e, ben lungi dall’immaginare le tempeste di emozioni che le agitano, i sentimenti contrastanti di paura e voglia di emergere, il desiderio di restare piccole e allo stesso tempo di ostentare sicurezza, di “giocare” a fare le grandi e di “essere” grandi, riescono molto spesso a provare solo fastidio, o sentimenti ancor più negativi – e negati – come l’invidia.

Nel nostro paese la presa di coscienza sull’argomento, dopo un importante lavoro di ricerca avvenuto in passato ma che aveva seguito piste diverse anche per ovvie ragioni storiche e sociali, sta faticosamente cercando di tornare a farsi strada. Altrove, ad esempio in Inghilterra, esistono realtà consolidate di gruppi di studio, di pressione e di controllo, come i due siti indicati.

Il primo è stato riconosciuto di importanza culturale e scientifica tale da essere incluso nell’archivio della British Library per essere preservato per le future generazioni.

Il secondo ha organizzato un importante Seminario Internazionale a Marzo 2011 “Endangered Species International Summit” che ha per titolo “Contestare la cultura che insegna alle donne e alle ragazze a odiare il loro corpo“.  Tramite il PodCast si possono ascoltare gli interventi di artisti, studiosi, giornalisti, blogger, editori, fotografi e avvocati di varie nazionalità (in inglese).

Come diceva Ruby (no, non “la nostra” Ruby, ma la prima, vera Ruby, la rimpianta bambola antagonista di Barbie): ci sono 3 miliardi di donne che non sono come delle supermodelle e solo 8 che lo sono.

Farsi 10 fermate di metrò con una donna nuda davanti al naso

[AGGIORNAMENTO: dal 3/3/2011, giorno della pubblicazione di questo post, a oggi 10/7/2013, non è cambiato niente. Anzi, contiamo qualche centinaio di donne uccise nel frattempo, una manifestazione a sostegno del puttaniere organizzata da Ferrara, l’ennesimo tentativo di rinviare un processo…].

In questo periodo ho cercato su giornali, sulla rete, nei blog e sulle riviste on-line ma non ho trovato una riflessione onesta sul problema del sessismo nella società (continuerò a cercare). Problema che è della società intera, non solo delle donne, anche se in un modo o nell’altro quando c’è una vittima stiamo tranquilli che è una donna (chi deve sacrificare il lavoro per la famiglia? chi viene stuprata in casa e fuori casa? chi viene uccisa sia che si trovi sul metrò, su un viale di periferia, in salotto o all’uscita di una palestra? una donna o una ragazzina, una femmina della specie).

In realtà una riflessione onesta che coincide perfettamente con il mio pensiero l’ho trovata, però è stata elaborata da un partito che non è il mio. Poco importa, la posto lo stesso perchè la questione precede la politica e va oltre la politica: le discriminazioni hanno una storia vecchia e anche se la politica (miracolosamente, in questo periodo) favorisse l’approvazione di  provvedimenti per favorire l’effettiva parità dei generi, non andremmo molto lontano se non si scardinano certe abitudini mentali che sono l’humus su cui continua a prosperare la violenza di genere. E violenza è anche disprezzare (e anche con un certo livore) le ragazze che offrono prestazioni sessuali per denaro, come se il nostro problema fossero loro e non gli schifosi potenti che comprano ragazze, vendono prodotti con campagne pubblicitarie sessiste fuori controllo e infine predicano l’etica cristiana nella società. Contro questi tristi figuri non c’è abbastanza disprezzo, nè sufficiente livore.

Calendario Pirelli

Le ultime vicende di Berlusconi ripropongono, ancora una volta e all’ennesima potenza, l’utilizzo maschile del potere per comprare i corpi di giovani donne. La vera questione, che purtroppo in troppi, anche a sinistra, evitano di affrontare è quella dell’immagine maschile delle donne che emerge dallo stillicidio di scandali che segnano da tempo il dibattito pubblico. Quella che va in scena è la rappresentazione estrema di una concezione, ben più diffusa, che associa all’esercizio del potere maschile la pretesa di servirsene per comprare, utilizzare ed esibire il corpo delle donne. Ciò che colpisce, però, nelle prime espressioni di indignazione e mobilitazione lanciate in questi giorni contro il capo del governo e il suo comportamento, è proprio l’assenza di questa denuncia. Si rischia di prendere la scorciatoia, ben più comoda, di continuare a prendersela con l’anello debole del sistema, le donne “per male” del capo, per evitare di affrontare il cuore dello scandalo e chiamare in causa, oltre a Berlusconi, l’insieme della politica maschile e dei suoi esponenti. Non crediamo giusto, quindi, associarci a campagne che si riducano a una presa di distanza dalle cattive ragazze per portare in piazza quelle perbene, evitando di denunciare l’essenza stessa del patriarcato e della violenza maschile che alimenta l’intera vicenda. Questo tipo di impostazione trova sostenitori troppo convinti tra i molti uomini che, pure in questi giorni, non hanno speso una parola, sui giornali o nel dibattito politico, per denunciare il sessismo di Berlusconi, scivolando invece in battute misogine sulle donne di cui si serve.
Vogliamo manifestare contro i rapporti sociali di genere che fanno di Berlusconi un esemplare della maggioranza degli uomini italiani, contro la misoginia che lo caratterizza. Non vogliamo cavarcela dicendo che non siamo come quelle che si mettono in fila per il bunga-bunga. Preferiamo denunciare che pochi, soprattutto nelle istituzioni, hanno detto “Esistono altri uomini”.

Sinistra Critica


Per favore non difendete il mio onore.

Cito: “La violenza sulle donne dunque era per voi il nostro quotidiano appuntamento di ricamo e cucito?” Da:  Non ho mai indossato un giro di perle, pirla

Domenica 13 febbraio ci ritroveremo ancora, come il 29 gennaio, in piazza (questa volta Piazza Castello, ore 14,30) per dire chiaramente che i messaggi culturali sessisti su cui tanto bene si è innestato il berlusconismo, ci fanno letteralmente schifo.

Io ci sarò non perchè abbia bisogno di rivendicare un’onorabilità che non ho mai collocato in mezzo alle cosce.

E non parlo neanche della morale (o presunta mancanza di) delle prostitute, donne che, per citare Luisa Muraro, “pur essendo libere, non hanno il potere di organizzare e decidere l’andamento delle cose in generale. La prima responsabilità ricade su coloro che questo potere lo hanno e lo usano per corrompere. E sono arrivati alla spudoratezza di chiamarla libertà femminile.” […] Perchè la persona che si trova in basso nella scala sociale porta una responsabilità indiretta e la condivide con tutti noi.”

Mi riferisco invece  alla morale sessista (e sessuofoba) responsabile di questo triste spettacolo in cui  giovani ragazze  fanno delle enormi marchette (perchè santo cielo ci vuole stomaco, nel caso in questione…) col beneplacito di tutti, parenti compresi, finchè non finiscono nei guai. A quel punto vengono scaricate da tutti.

Ma come facciamo a non capire che noi tutti dovremmo sentirci responsabili, almeno in parte, per quello che sta avvenendo? Chi ha lasciato che certi messaggi passassero senza battere ciglio? Anche a sinistra? Quando è stata l’ultima volta che il problema del sessismo in TV è stato sollevato con fragore mediatico, anche a sinistra? Chi, oltre a sollevare snobisticamente un sopracciglio a programmi che mettevano giovani donne a cuccia sotto un tavolo di plexiglass, ha gridato BASTA, queste sono le nostre figlie, possiamo noi guardarle andare al macello e tacere??

Ma da un pezzo, forse da sempre, anche a sinistra, la questione femminile viene considerata secondaria, un po’ demodè, o viene trattata solo parzialmente, come se chiedere occupazione o una maggiore rappresentatività politica femminile potesse prescindere dalla visione globale che delle donne si ha. Quando ancora tanti stereotipi, spesso osceni, circolano incontrastati per la penisola, e nelle vene,  che vogliamo? Lavoro e potere per le donne? Figuriamoci!  Meno violenza? E infatti si vede! Quando si contribuisce al successo di tanti programmi in cui giovani smutandate sculettano e squittiscono come decerebrate  per la gioia dei telespettatori, non si ha poi diritto di fare i moralisti. Chi le paga, in pratica, per dimenticare il loro potenziale umano e diventare vuoti corpi ridanciani? Quegli stessi clienti guardoni che hanno bisogno di catalogare le donne in buone di qua, da sposare, e troiette di là, da usare per il proprio intrattenimento.

Sabato siamo in piazza anche per arginare lo strapotere dell’uomo più ricco, incontrastato e sudicio della penisola.   Ma qualcuno, uomini soprattutto ma anche  donne, si faccia un bell’esame di coscienza laico: meno moralismo e più consapevolezza non guasterebbero, nell’anno del signore 2011.

un altro mito misogino, la donna pericolosa