8 MARZO 2013 – Cena e film

Venerdi 8/3, alle ore 19, ci troviamo alla Cooperativa Libertà e Lavoro per cenare insieme e poi andiamo al Punto Expo per il film offerto da Demetra Donne.

Siamo già in tanti, chi vuole aggregarsi chiami al più presto in cooperativa per prenotarsi: tel. 02 4451151.

film marzo 2013

 

IL VIAGGIO DI VITTORIO. Il libro che Egidia Beretta ha dedicato a suo figlio Vik

Se l’è cercata, dicevano… “molti lo dicono ancora”. Lo scrive la mamma di Vittorio Arrigoni nel suo libro “Il Viaggio di Vittorio”.

E racconta di questo figlio, la sua vita e le sue idee. Schierato per i diritti del popolo palestinese, efficace pur senza mai aver imbracciato un mitra. Tanto efficace che era stato arrestato e ospitato nelle carceri israeliane.

Schierato ma non cieco.  Vik  “sapeva vedere le cose: quando Hamas lo invitò a una cerimonia ufficiale, preferì non andarci. E quando [il governo di Hamas] arrestarono i giovani palestinesi che erano scesi in piazza, chiedendo diritti e libertà, lui era là a controllare che nessuno li toccasse. […] era un ragazzo che voleva riaffermare, con una vita speciale, che i diritti umani vanno difesi ovunque.”

Certo Vik non avrebbe potuto deviare i venti di guerra che stano tornando a soffiare proprio in questo periodo in medioriente, perchè altre sono le parole all’ordine del giorno, perentorie e fragorose come le armi che Vittorio non avrebbe mai usato.

Invece le sue sono le parole che tornano in mente tra le ceneri fumanti dei dopoguerra, per poi essere di nuovo dimenticate: “restiamo umani”.

“Quando vado al cimitero, trovo sempre un sasso nuovo posato sulla sua tomba. Come si fa per gli ebrei. Non so chi lo metta. Ma mi piace credere che qualcuno lo ricordi come un giusto”.

Egidia Beretta Arrigoni

Il Viaggio di Vittorio

Dalai Editore

Quaderni Viola “Sebben che siamo donne. Femminismo e lotta sindacale nella crisi” – Una recensione

QUADERNI VIOLA

Recensione dal Manifesto dell’8/1/2012

DONNE E SINDACATO AL TEMPO DELLA CRISI
Francesco Piccioni

Che la crisi in corso sia un mostro mai visto prima, ormai lo capiamo in tanti. Che nel suo svolgersi travolga in misura differenziata soggetti e figure sociali, anche. Ma l’attenzione con cui le donne colgono lati nascosti di questa crisi diventa un aiuto in più per chi – volente o nolente – ci sta dentro e ha necessità trovare vie d’uscita. Collettive, naturalmente. L’agile libretto dei Quaderni Viola “Sebben che siamo donne. Femminismo e lotta sindacale nella crisi” (Edizioni Alegre, appena 5 euro) parte col piede giusto. Il contributo di Lidia Cirillo e Giovanna Vertova, infatti, individua nella crisi la più classica delle “occasioni” con cui il capitalismo di trova ciclicamente a dover reagire al sempre possibile “crollo”. E fin qui lo ha fatto distruggendo alla grande il “capitale in eccesso” derivante dalla sovrapproduzione: capitale finanziario, industriale, mercantile, umano. La guerra, dunque, come ripristino delle condizioni di penuria, riscrittura delle gerarchie globali e occasione di rimessa in moto dell’accumulazione. Fin qui siamo nel noto. Il passo avanti teorico, anche se ancora appena accennato, sta nel vedere all’opera in questa crisi meccanismi che la rendono «endemica e di lunga durata»; in cui la distruzione di capitale agisce fin da subito per vie nuove. E l’impoverimento generale delle popolazioni, la demolizione programmata del “modello sociale europeo”, ne fanno parte a pieno titolo. Al pari e forse più delle guerre vere e proprie condotte però contro paesi «a bassa intensità di capitale», che quindi – pur distrutti – non possono ri-attivare un’accumulazione globale in contrazione. Il grosso del contributo, come si diceva, è però il ruolo delle donne nella lotta sindacale. Non siamo più al tempo delle mondine, che commuovevano perché in fondo poche e “diverse” dalla condizione femminile canonizzata. Oggi le donne, ancorché sottopagate rispetto agli uomini e con un tasso di occupazione inferiore, costituiscono un quota molto rilevante del lavoro salariato: quasi il 40%, in Italia. Ed anche qui l’impostazione di questo gruppo di ricercatrici e protagoniste dell’azione sindacale muove un passo originale rispetto ad altre posizioni storiche nel movimento femminista. Non c’è infatti una ricerca finalizzata alla costruzione di una «piattaforma delle donne», ma a una comune «per il lavoro femminile e maschile, in cui sia presente la dimensione di genere». Lavori in corso, naturalmente, intorno a grandi gruppi problematici al momento racchiusi sotto i titoli «Diritti uguali o differenti», «salario sociale o reddito di esistenza?», «il lavoro di riproduzione e di cura». Lavori in corso perché le differenze teoriche sono in via di limatura, ma – ad esempio sul “salario sociale” – le pratiche rivendicative non hanno ancora prodotto risultati consistenti e bisogna pur sempre contemperare la definizione degli obiettivi con l’inesistenza – nella storia italiana – persino di un reddito di disoccupazione quantitativamente accettabile per durata e dimensioni. Stimolante.

Edizione Alegre – 5 Euro

 

 

 

INVITO AL FILM

Rassegna   Cinematografica   al    Femminile

DEMETRA   DONNE

Associazione contro la violenza di genere  

 vi   invita   alla   proiezione   del   film

MICHAEL CLAYTON

Regia di TONY GILROY

con GEORGE CLOONEY, SYDNEY POLLACK, TILDA SWINTON (oscar come miglior attrice non protagonista)

Michael Clayton è un ex pubblico ministero che lavora da anni per un importante studio legale. Il suo compito è quello di ‘aggiustare’ la verità coprendo i guai dei clienti più facoltosi. La falsificazione dei fatti è la sua specialità […]Il giorno in cui si trova a dover affrontare il caso di una grossa società che opera nel settore dei prodotti chimici, che è stata chiamata in causa per l’immissione sul mercato di un prodotto altamente cancerogeno, per lui giunge la resa dei conti con se stesso (MyMovies.it)

VENERDI   23   SETTEMBRE   2011

ORE   20.45

Presso Punto EXPO

Via Vittorio Veneto n°30  Trezzano sul Naviglio

Seguirà piccolo rinfresco                                                         

Film “Ilaria Alpi” al Punto Expo

Venerdi 4 marzo 2011, al Punto Expo di Via Vittorio Veneto 30, a Trezzano sul Naviglio, proiezione del film

ILARIA ALPI

alle ore 20,45.

Il film fa parte della

Rassegna Cinematografica

IL CORAGGIO DELLE DONNE

A cura di

DEMETRA DONNA

Centralino di ascolto antiviolenza

Via Boito 5

Trezzano Sul Naviglio

Tel. 3458855610

Seguirà rinfresco.

Invito proiezione film Ilaria Alpi

ILARIA ALPI – Il più crudele dei giorni
20 marzo 1994. In una strada di Mogadiscio un commando somalo si avvicina ad una macchina e fa fuoco. Restano uccisi Ilaria Alpi, giornalista inviata del TG3, e il suo operatore Miran Hrovatin. Dal tragico atto conclusivo, il racconto torna indietro. In Jugoslavia, tra Spalato e dintorni, Ilaria si occupa di una nave che fa la spola tra la Somalia e l’Italia con carichi non bene identificati. Tornata a Roma, sente la necessità di indagare ancora e chiede di andare in Somalia. Ottenuto l’incarico, sia pure con un badget ridotto, chiama l’operatore Miran (con lei in Jugoslavia) e insieme arrivano in Africa. In breve Ilaria ricostruisce i fatti: su quella nave come su altre ci sono rifiuti tossici di scarico, un traffico che si intreccia con quello delle armi vendute dall’occidente ai somali per la loro guerra. Ilaria intervista un diplomatico, è il momento di fare i nomi di chi è coinvolto in queste ‘operazioni’. Lei è decisa, Miran più perplesso. Per realizzare il servizio su tutti questi avvenimenti, Ilaria va a Mogadiscio. Quando arriva, il commando è pronto ad eliminare lei e Miran.

Soggetto:
Ispirato al libro “L’esecuzione” di Giorgio e Luciana Alpi, Mariangela Gritta Grainer e Maurizio Torrealta

USCITA CINEMA: 28/03/2003
REGIA: Ferdinando Vicentini Orgnani
SCENEGGIATURA: Marcello Fois, Ferdinando Vicentini Orgnani
ATTORI: Giovanna Mezzogiorno, Rade Sherbedzija, Giacinto Ferro, Erika Blanc, Angelo Infanti, Tony Lo Bianco, Amanda Plummer, Andrea Renzi

FOTOGRAFIA: Giovanni Cavallini
MONTAGGIO: Alessandro Heffler, Claudio Cutry
MUSICHE: Paolo Fresu
PRODUZIONE: GAM FILMS
DISTRIBUZIONE: ISTITUTO LUCE – LANTIA
PAESE: Italia 2002
GENERE: Drammatico
DURATA: 110 Min
FORMATO: Colore

“Film civile, nella tradizione di Rosi e Petri. Oggi però si avvertirebbe la necessità di un’elaborazione linguistica più attenta. Perché la piattezza delle immagini quasi televisive non rende un buon servizio alla giornalista e alla sua brava interprete”. (Roberto Nepoti, ‘la Repubblica’, 29 marzo 2003).”Nessuno dubita che le cose siano andate o avrebbero potuto andare proprio così, per la semplice ragione che il film non è un thriller né un’inchiesta, non apre nuove piste su quel delitto del ’94 che nessuno ha ancora voluto chiarire, ma si limita a ricostruire l’ultimo mese dei protagonisti. Con assoluta fedeltà ai fatti, fin dov’è possibile, e facendo nomi e cognomi (cosa insolita oggi in Italia). Ma soprattutto con la massima aderenza poetica e sentimentale, appunto, ai due protagonisti, ai loro rapporti, a tutto ciò che sullo schermo magari non c’è ma che intuiamo di loro. È perché l’intricata struttura narrativa non perde mai di vista questo punto essenziale che ci orientiamo nei suoi meandri. È perché Giovanna Mezzogiorno e Rade Sherbedgia sono così semplici e toccanti che perdoniamo incertezze e salti di tono. E poi il film non semplifica, non adultera la materia, non cerca scorciatoie emotive o spettacolari. Non è davvero poco, visto il soggetto”. (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 28 marzo 2003). “Il film di Fernando Vicentini Orgnani, che evoca nel titolo un verso famoso di Thomas Stearns Eliot e si ispira a ‘L’esecuzione’, un libro dei genitori di Ilaria Alpi, ricostruisce la Somalia in Marocco, sceglie Giovanna Mezzogiorno come ottima protagonista. Analizza il periodo di tempo tra il primo incontro Alpi-Hrovatin e la loro morte: circa un mese che contiene in brevi flash a volte faticosi da seguire il passato e il futuro, in un ambiente ambiguo e pericoloso in cui le persone in divisa non sono più affidabili di altre, con intervistati non sempre credibili. Più che un film-inchiesta è una ricostruzione del fatto. Ilaria Alpi sta in auto, prende appunti al tavolo, siede con i colleghi al bar o al ristorante, contempla la città notturna dalla finestra dell’albergo, ricerca, intervista, cammina, discute: e il film la segue, omaggio alle due vittime senza giustizia, ricordo del loro sacrificio, memoria della verità tradita”. (Lietta Tornabuoni, ‘La Stampa’, 29 marzo 2003) “Direi che il film di Ferdinando Vicentini Orgnani suggerisce il ricorso a qualche supporto documentario poiché nella costruzione a incastri non cronologici, tributaria del modello classico di ‘Salvatore Giuliano’ di Rosi, il discorso non è sempre sufficientemente chiaro. In cambio l’evocazione è ambientata con allucinante verosimiglianza fra ex Jugoslavia e Marocco e descrive senza abbellimenti né retorica usi e costumi degli inviati. In questa cornice di realistica evidenza assumono un rilievo palpitante le figure dei protagonisti, incarnate con un’adesione che va al di là della pur egregia prestazione professionale da Giovanna Mezzogiorno e Rade Sherbedgia; e merita sottolineare l’accurata messa a fuoco dei personaggi minori. C’è solo da osservare che il rispetto per Ilaria, sottratta con estrema cautela a qualsiasi notazione men che positiva sul piano personale e psicologico, finisce per limitare la libertà espressiva di chi racconta la vicenda; e quindi per raffreddare a livello popolare l’appassionato messaggio civile del film”. (Tullio Kezich, ‘Corriere della Sera’, 29 marzo 2003)

I re del mondo…

…a che serve esser sulla terra

se è per vivere in ginocchio…

Roméo, Benvolio, Mercutio (Roméo et Juliette – de la Haine à l’Amour di Gerard Presgurvic)

R: Les rois du monde vivent au sommet
Ils ont la plus belle vue mais y a un mais
Ils ne savent pas ce qu’on pense d’eux en bas
Ils ne savent pas qu’ici c’est nous les rois

B: Les rois du monde font tout ce qu’ils veulent
Ils ont du monde autour d’eux mais ils sont seuls
Dans leurs châteaux là-haut, ils s’ennuient
Pendant qu’en bas nous on danse toute la nuit

{Refrain:}
Nous on fait l’amour on vit la vie
Jour après jour nuit après nuit
A quoi ça sert d’être sur la terre
Si c’est pour faire nos vies à genoux
On sait que le temps c’est comme le vent
De vivre y a que ça d’important
On se fout pas mal de la morale
On sait bien qu’on fait pas de mal

M: Les rois du monde ont peur de tout
C’est qu’ils confondent les chiens et les loups
Ils font des pièges où ils tomberont un jour
Ils se protègent de tout même de l’amour

R et B: Les rois du monde se battent entre eux
C’est qu’y a de la place, mais pour un pas pour deux
Et nous en bas leur guerre on la fera pas
On sait même pas pourquoi tout ça c’est jeux de rois

R, B et M: Nous on fait l’amour on vit la vie
Jour après jour nuit après nuit
A quoi ça sert d’être sur la terre
Si c’est pour faire nos vies à genoux
On sait que le temps c’est comme le vent
De vivre y a que ça d’important
On se fout pas mal de la morale
On sait bien qu’on fait pas de mal

La mia fabbrica

L’altro giorno, ascoltando le recriminazioni e le raccomandazioni che Landini, Fassino e D’Alema si sono lanciati reciprocamente, di provare a lavorare in fabbrica (Landini comunque è l’unico dei 3 che lo ha fatto veramente) con la forza di una saetta mi è tornato  alla mente  un libro che ho letto tanti tanti anni fa, quando ero una giovane ragazza idealista. E’ “La Condizione Operaia” di Simone Weil, la giovane intellettuale (filosofa e mistica) francese che negli anni 30 avrebbe potuto starsene tranquillamente a insegnare al liceo ma volle invece fare una scelta radicale e coerente, abbandonando la scuola e andando a lavorare in fabbrica. Da questa esperienza ne ricavò un danno permanente alla salute, che la porterà alla morte a soli 34 anni, e appunto questo libro.

Ricordo ancora l’impressione e l’influenza che questo racconto ebbe su di me, e oggi, rileggendone alcuni passi, sento che, pur con l’immenso mare di esperienze, tristi e felici, difficili e belle, che mi separa dai miei 20 anni, io, in realtà, sono ancora – un poco – quella ragazza, idealista e intrepida, visionaria e intensa, che sceglieva di allearsi con chi aveva di meno e non con chi aveva già tutto (la parola e il potere). Certo, per molti, un’ingenuità.

Simone Weil, una mistica e una rivoluzionaria

la biografia

Da: La condizione operaia – Simone Weil – Ed. SE

Il 4 dicembre del 1934, Simone Weil fu assunta come operaia presso le officine della società elettrica Alsthom di Parigi […]. Inizia così la fase sperimentale della sua ricerca sull’oppressione sociale che si protrarrà fino all’agosto dell’anno successivo, con due pause imposte da una malattia e dalla difficoltà a trovare un nuovo impiego. Ricerca dolorosa, per il corpo sottoposto a una prova durissima, e per il pensiero costretto a verificare fino in fondo lo stato di abbrutimento fisico e morale a cui gli operai erano ridotti, la loro piena soggezione a un meccanismo produttivo impenetrabile al pensiero. Di questa ricerca Simone Weil volle registrare di giorno in giorno, quasi di momento in momento i dati oggettivi, le reazioni personali, le prove fisiche e psicologiche, i rapporti tra le persone, in una parola la realtà concreta della condizione operaia vissuta dall’interno. Al lettore viene così offerta una rappresentazione della vita di fabbrica condotta al limite della umana sopportabilità. Una rappresentazione fatta di situazioni, di dettagli, di impressioni fisiche e psicologiche, di descrizioni tecniche delle macchine e dei procedimenti di lavoro, di sofferenze e di angosce, ma anche di insperati momenti di gioia per un cenno di solidarietà o per il fugace sentimento di essere partecipi di una operosa vita collettiva piuttosto che succubi di un degradante asservimento al processo produttivo” (G. Gaeta).

Cara Albertine

[…]

Una volta ho avvertito intensamente, in fabbrica, quel che avevo presentito con te, dal di fuori. Era la mia prima fabbrica. Immaginami davanti a un gran forno, che sputa fiamme e soffi brucianti che mi arroventano il viso. Il fuoco esce da cinque o sei fori situati nella parte inferiore del forno. Io mi metto proprio davanti, per infornare una trentina di grosse bobine di rame che un’operaia italiana, una faccia coraggiosa e aperta, fabbrica accanto a me; quelle bobine sono per il tram e per il metrò. Devo fare ben attenzione che nessuna delle bobine cada in uno dei buchi, perché vi si fonderebbe; e, per questo, bisogna che mi metta proprio di fronte al fuoco senza che il dolore dei soffi roventi sul viso e del fuoco sulle braccia (ne porto ancora i segni) mi facciano mai fare un movimento sbagliato. Abbasso lo sportello del forno, aspetto qualche minuto, rialzo lo sportello a mezzo di tenaglie, tolgo le bobine ormai rosse, tirandole verso di me con grande sveltezza (altrimenti le ultime comincerebbero a fondere) e facendo anche più attenzione di prima perché un movimento errato non ne faccia cadere mai una dentro uno dei fori. E poi si ricomincia. Di fronte a me un saldatore, seduto, con gli occhiali blu e la faccia severa, lavora minuziosamente; ogni volta che il dolore mi contrae il viso, mi rivolge un sorriso triste, pieno di simpatia fraterna, che mi fa un bene indicibile.

Dall’altra parte, lavora una squadra di battilastra, intorno a grandi tavoli; lavoro di squadra, compiuto fraternamente, con cura e senza fretta. Lavoro molto qualificato, dove bisogna saper calcolare, leggere disegni complicatissimi, applicare nozioni di geometria Continue reading

GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE

Il 17 dicembre 1999, con la risoluzione n. 54/134, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ufficializzò la data del 25 novembre come la Giornata Internazionale per l’eliminazione della  violenza contro le Donne. Venne scelto quel giorno, su suggerimento dei gruppi Femministi Lationoamericani e Caraibici,  per ricordare le tre sorelle Mirabal, Minerva, Patria e M. Teresa.

Onu Italia – fatti e numeri sulle donne nel mondo

Attiviste del movimento democratico che si contrapponeva al dittatore della Repubblica Dominicana Trujillo, salito al potere con un colpo di stato sostenuto dagli Usa, nel 1960 le tre sorelle Mirabal vennero rapite da una squadraccia dei servizi segreti, portate in un campo di canna da zucchero, bastonate e strangolate. Nonostante la censura la loro morte provocò grande scalpore e un grande sommovimento di popolo.  Dopo 30 anni di dittatura, che aveva mantenuto la repubblica Dominicana nell’arretratezza, tra violenze e indimidazioni,  Trujillo venne assassinato nel 1961.

Le Nazioni Unite hanno invitato i governi, le Ong, le organizzazioni internazionali a recepire l’importanza di questa data e organizzare attività di sensibilizzazione sul problema  della violenza alle donne in tutto il mondo, drammatico per la grandezza dei numeri e le implicazioni sociali. Dai dati Istat “…in Italia  secondo i dati dell’Istat sono quasi 7 milioni le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita.” dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Nel 2007 a Roma 100.000 in piazza manifestano contro la violenza alle donne

Nel 2007 a Roma 100.000 in piazza manifestano contro la violenza alle donne

Amnesty International se ne è fatta carico e in Italia diversi Centri Antiviolenza e Case delle donne organizzano iniziative sull’argomento.

Ma io vorrei parlare di qualcosa vicino a noi, anche per contrastare la tendenza a negare la vastità e pervasività del problema, e faccio riferimento al rapporto del Servizio Violenza Sessuale (SVS) della clinica Mangiagalli di Milano (quindi non l’opinione di qualche “femminista terrorista”):“Dal 1° gennaio al 31 ottobre 2010, al Svs di via Commenda 12, sono arrivate 314 donne. Un numero in aumento rispetto all’anno scorso: in tutto il 2009 i casi sono stati infatti 333.” Nel 2010 uno stupro al giorno.

Sempre dal rapporto Mangiagalli: “la metà delle vittime sono donne straniere, stuprate, nel 23% dei casi, da italiani”. Un altro mito infranto, che a stuprare siano gli stranieri.

Report SVS Clinica Mangiagalli

E cito appena il Rapporto del Servizio Violenza Domestica: 142 le denunce di abusi domestici raccolte dalla clinica in 10 mesi.

Poi naturalmente c’è tutto il sommerso: si calcola che solo il 4% delle violenze venga denunciato!

A Trezzano l’Associazione Demetra Donne, in occasione di questa ricorrenza, organizza, VENERDI 26 novembre 2010, la proiezione del film

NORTH COUNTRY (Storia di Josey) Regia di Niki caro

con Charlize Theron, Frances McDormand, Sissy Spacek, Woody Harrelson.

presso il Punto Expo (vicino al Ponte Gobbo), Via V. Veneto 30

Al termine ci sarà un piccolo rinfresco. Demetra Donne invita donne e uomini interessati,  alla visione del  film  per riflettere ma, anche, per condividere una serata all’insegna del dialogo.