“NON PICCHIATEMI SONO IL PAZZO”

Uno dei film più commoventi che abbia mai visto, in grado di trattare un argomento così doloroso come la deportazione degli ebrei con il giusto grado di tatto e leggerezza, e tanta tanta umanità. Si tratta di Train de Vie, del rumeno Radu Mihaileanu.

Ebrei in uniforme nazista, ebrei ribelli e comunisti, uomini pii che danzano con belle gitane, tedeschi che celebrano il Shabbat e partigiani che non sanno cosa pensare. E fra tutto questo correre per l’Europa e girare su se stessi, sommessa la voce del pazzo: “allora la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se noi esistiamo…”

“tu hai capito?” ” si tutto: Dio non sa se l’uomo esiste”

 

Buone feste!!

Penso che nella vita pubblica qualsiasi persona di buon senso e di qualunque religione debba praticare una sana laicità, e personalmente sono dichiaratamente atea a un passo dall’iscrivermi all’Uaar.  Ciò non mi impedisce di apprezzare la grande bellezza del coro in una cappella cristiana, al King’s College di Cambridge.

Vorrei condividere con tutti voi le mie carols preferite.

What can I give him,
Poor as I am?
If I were a shepherd
I would bring a lamb,
If I were a wise man
I would do my part,
Yet what I can I give Him —
Give my heart.

Il Papa. I ginecologi cattolici. Ragazze oggi.

Il papa: “No alle tendenze culturali che anestetizzano le coscienze”.

(Corriere della Sera 28/11/10)

Torniamo al buon vecchio oppio dei popoli.

la religione è il placebo dei popoli

Il presidente dell’Associazione italiana ginecologi e ostetrici cattolici, al convegno tenutosi a Milano il 15/11, dice: “Verso i medici cattolici c’è un pregiudizio culturale molte forte” e hanno preso l’impegno di

– non consigliare, né ricorrere o facilitare il ricorso alla fecondazione assistita, né prendere parte agli interventi necessari per la sua realizzazione
– non consigliare o facilitare l’aborto volontario,
– non prescrivere pratiche contraccettive, intercettive e di sterilizzazione.

Articolo originale

Qualche preoccupazione per l’autodeterminazione della donna e la libertà di scelta? Niente paura: l’intento dei ginecologi cattolici 

“non è quello di eliminare l’autodeterminazione della donna, bensì di fare una terapia educazionale alla coppia”.

Ah ci vogliono educare, tutto qui. Temevo che volessero nascondere difficoltà, sorvolare sulle opportunità, rifiutare esami e prescrizioni e minimizzare o ingigantire i rischi su base ideologica .

Rosa Shocking



Pare che in Via del Plebiscito a Roma ormai da settimane passino e ripassino ragazze in minigonna, hot pants e tacchi 12,  che scrutano la via e le finestre di palazzo Grazioli nella speranza di incrociare il presidente del Consiglio. Nella speranza di farsi notare ma nella certezza che, se notate, il cavaliere non verrà meno alla propria fame… pardon fama di estimatore di femmine.

Il popolo del crocefisso pret a porter

Sull’ argomento è stato detto e scritto tanto, e la fiumana più sgradevole è uscita dalle labbra di impresentabili ipocriti che tutto fanno ad eccezione di difendere la croce nell’ unico modo accettabile: vivendo il messaggio di cui è simbolo. Stando cosi le cose la vicenda si è ben presto trasformata da collisione di diverse sensibilità in guerra aperta.

Pur essendo atea ho una storia religiosa alle spalle  e so che, in situazioni come questa il cristiano fa un passo indietro, il cristiano vede lontano e sa distinguere la carità dall’idolatria. Il cristiano sa che inchiodare con la forza un crocefisso sul muro di una scuola equivale a inchiodare un’ altra volta Gesù Cristo alla sua croce.

Ma ecco:  i cattolici si lanciano nell’ ennesima guerra contro il mondo, e perdono la propria jihad interiore. 

Con serenità  dovrebbero testimoniare che loro non hanno paura di credere, che loro non hanno bisogno di simboli per credere.  Ma questo è pretendere troppo nella terra dei papi, nella terra della spiritualità barocca, nella terra dove le cattedrali non si ergono candide con le loro nobili spire verso il cielo ma si aggrappano al terreno in un tumulto di marmi, intarsi, colonnati,  fregi, decori, colori, orpelli, volute, ori e sculture.

Il popolo dalla spiritualità mai troppo salda baratta la grazia con un feticcio, e pretende che la nazione riconosca il suo diritto alla santimonia.

Poi, se contrastato, il popolo dalla spiritalità pret a porter presenta ricorso!

Questo è ciò che penso io sull’argomento, ma vorrei riportare anche una riflessione dal blog http://lacopertadilinus.wordpress.com

che mi sembra chiara e valida e che ovviamente condivido in pieno.

Tra la lavagna e l’armadio

4 novembre 2009 di Jacopo Guastalla 

La maggior parte delle reazioni alla sentenza della Corte Europeaimages che proibisce la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche verte sul fatto che questi (i crocifissi) sarebbero un simbolo dell’identità e della tradizine italiana (e che non fanno male a nessuno, Bersani dixit). Non mi interessa qui entrare nel merito di dibattiti sul significato della laicità, sul rispetto per alunni (e docenti, perché no) non cristiani, non esprimerò nemmeno un parere pro o contro la sentenza.

 Però non posso non rimanere sbalordito di fronte all’affermazione che vuole il crocifisso simbolo della tradizione italiana.
A me sembra che la passione di Gesù Cristo abbia un significato universale, se è un simbolo lo è per tutti gli uomini di tutti i tempi, in tutti i luoghi. Ridurla a una tradizione italiana (assieme alla pizza, al mandolino, al limoncello e all’evasione fiscale, suppongo) mi sembra una grande blasfemia.

 Per chi crede, quell’oggetto (il crocifisso) è simbolo di un mistero, della morte di Dio che si è fatto uomo per redimere l’umanità dai suoi peccati. Per chi non crede è semplicemente un oggetto di legno.
Ora, imporre la presenza del crocifisso nelle aule, rendendolo un semplice elemento di arredamento, tra la lavagna e l’armadio, mi sembra ingiusto e offensivo proprio e soprattutto per chi crede.

I simboli sono importanti. Ma cosa c’entra la morte di Cristo, simbolo (per chi crede) di salvezza e di mistero, con ciò che avviene in un’aula scolastica? Proprio perché importanti i simboli devono stare nei luoghi opportuni, altrimenti si trasformano in semplici “cose”, oggetti insignificanti ai quali si fa l’abitudine.

 Ma forse è proprio questo che alcuni vogliono: non il mistero, non il paradosso, non la fede. Ma una vuota e sterile abitudine.