La fiera delle ovvietà

Avviso ai naviganti. Questo post contiene parolacce. Chi è allergico dovrebbe starne alla larga.

D’altra parte è inevitabile. L\’articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 16/1/2011, sezione Salute, è di quelli a cui si può rispondere soltanto con un vaffanculo.

Intanto il titolo ti dà un’anticipazione delle ovvietà che seguiranno:

Disoccupazione e precarietà: la crisi rende
più fragili. Perfino davanti alle infezioni

[…] Sia l’inoccupazione che la disoccupazione sono fonte di stress e di solito il disagio si manifesta con i sintomi della depressione». La condizione psicologica del disoccupato viene definita di «stress cronico» ed è caratterizzata da un senso di frustrazione e insieme di ansia causata da un’attesa che non si realizza. Già, per non parlare poi del fatto che non porti a casa un centesimo.

[…] Gli studi scientifici hanno così confermato in generale che lo stress prolungato indebolisce il sistema immunitario, lo rende meno efficiente nella sua funzionalità ed espone l’organismo a maggiori rischi di infezioni e malattie. Pensa che questa cosa mi sembrava di averla già letta quando ero giovane, secoli fa, i primi studi d’altra parte risalgono agli anni ’30…

Ma niente paura, l’orizzonte non è così nero come appare: “una ricerca condotta da un gruppo di studiosi dell’università di San Francisco, pubblicata sulla rivista Psychosomatic Medicine ha portato un altro dato questa volta confortante: il sistema immunitario torna rapidamente a svolgere bene i suoi compiti non appena il disoccupato trova un nuovo lavoro. Certo se non lo trova son cazzi, e “può arrivare purtroppo a gesti estremi”. Poraccio.

Ma che scherzi, poi ci sono gli specialisti no! Loro ti danno i consigli su come reagire.  Poi però se tu sei tendenzialmente un debole senza creatività e magari non hai la “capacità economica e gli strumenti culturali adeguati” per affrontare le trasformazioni sei proprio uno sfigato, e quasi te lo meriti di non trovare lavoro. Perchè devi capire che “Diventa fondamentale la percezione personale del problema – dice Daniela Lucini specialista di Psicologia clinica all’università degli Studi di Milano -. Occorre mettere da parte le emozioni per un momento e assumere un atteggiamento un po’ più razionale” Eccheccazzo, basta co ‘sta tristezza, ottimismo ci vuole, c’è gente che si è fatta da sola, cribbio, e senza lamentarsi tanto.

E come si fa?

Be’, in primo luogo “Bisogna  lavorare su noi stessi: definire quale sia il nostro obiettivo; guardarsi intorno e fare un esame della realtà; trovare le risorse e far scaturire i comportamenti più idonei ad avvicinarci all’obbiettivo. È duro come messaggio e molti non lo accettano». Che stronzi.

“Come rileva l’Istituto per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, in Italia accanto al disagio da disoccupazione sta crescendo un altro fenomeno: lo stress da «sotto-occupazione». Colpisce gli under 30, vittime della flessibilità esasperata del mercato del lavoro.” Questi sono i bamboccioni.

Invece quelli che scrivono queste stronzate devono solo ringraziare la madonna che c’è in giro tutta questa depressione, che invece di stare in casa a languire ai disoccupati gli potrebbe venire in mente di fare una rivoluzione e venirvi a stanare nei vostri studioli e ufficetti, e farvela venire a voi la depressione. E questo è un obiettivo molto razionale: ti dà una carica che neanche te lo immagini.

Una lettera (ancora) al Corriere della Sega, pardon Sera

Trovo che la pubblicità della Yamamay passata in questi giorni sul vostro quotidiano sia sicuramente un ottimo metodo per indurre i maschi di questo paese a regalare biancheria licenziosa alla partner, incrementando quindi le vendite della Yamamay, e portando un bel gruzzoletto di entrata pubblicitaria anche a voi.

Molte donne però, me inclusa, sono mortalmente scocciate da questo tipo di ridicola pubblicità (abbiamo visto di tutto, ora anche la donna con la coda di tulle!). Vi informo che mai più acquisterò prodotti Yamamay e sto convincendo mio padre, vs assiduo lettore, a cambiare testata. Soprattutto se completerete l’opera di trasformazione in giornale conservatore, che sembra abbiate intrapreso, e di cui, senza dubbio, questa arretrata pubblicità porno-soft è un chiaro indicatore.
Distinti saluti.

 

Il Corriere della Sera non pubblica la mia lettera. In compenso pubblica un’idiozia.

la-scuola-statale-dequalificata-un-pezzetto-alla-volta

Il 26 settembre avevo scritto al magazine del Corriere per contestare le conclusioni di un articolo da loro pubblicato sull’insegnamento dell’inglese nella scuola elementare. Era un intervento forse un po’ lungo, certamente articolato e senza aneddoti pettegoli, quindi con poco appeal per la pubblicazione. Questo lo avevo messo in conto e non mi lamento.

Ma ecco invece la lettera che pubblicano (Io Donna 9/10/1010):

Mio figlio Francesco ha 10 anni e studia inglese da 5. Ha cominciato a 5, con un corso a pagamento (salato) all’asilo. Alle elementari ha continuato cambiando insegnanti due volte l’anno e accumulando personaggi notevoli: dalla maestra “caso umano” rimossa dopo una sollevazione popolare, a quella fidanzata/sposata/incinta/passata da un congedo all’altro senza soluzione di continuità. Conclusione: Francesco in inglese non sa dire neanche il suo nome. Chiedo a Cristina Lacava, autrice di Niente inglese siamo in classe (Io Donna del 25 settembre): invece di proteggere immeritati posti di lavoro e perdere utili ore di lezione, non sarebbe meglio eliminare l’inglese e non pensarci più? Cordiali saluti.    Firma ecc. ecc.

Complimenti, una lettera di valore. Come dire: a seguito degli ultimi esempi di malasanità nei reparti di ostetricia, non sarebbe meglio licenziare tutti gli ostetrici e chiudere i reparti?

Perchè non leggo lettere di genitori, giustamente esasperati, chiedere, anzi pretendere, maggior attenzione sulla formazione degli insegnanti, maggior rigore nella gestione delle risorse, maggiori investimenti affinchè le situazioni di eccellenza, che in Italia ci sono ma non fanno notizia, si estendano sempre più a tutte le scuole del paese?

Quali iniziative hanno ideato i genitori per chiedere, anzi pretendere il tempo pieno anche nelle scuole del Sud? Non ce ne sono, però ci si sofferma sul “caso umano” e si riduce una situazione ricca e articolata come la scuola italiana allo scandalo del giorno. Naturalmente c’è chi soffia sul sentimento di esasperazione degli utenti, che ha già raggiunto livelli altissimi, e così persegue la demolizione, pezzo a pezzo, di un’esperienza scolastica formidabile,  addirittura con il consenso degli utenti stessi.

Una prova? Da settembre, cioè dall’entrata in vigore della “cosa” Gelmini, che ha eliminato gli specialisti di inglese (cioè gli unici insegnanti che sicuramente avevano una conoscenza apprezzabile della lingua) sono stati obbligati a insegnare inglese insegnanti “generici” dopo corsi di 20 ore, o che hanno studiato inglese, male, 20 anni fa.

Ci sarebbe da denunciare il “caso umano” Gelmini.

Un esempio: in classe V ci si avvicina a Shakespeare cantando, ballando, disegnando e recitando.