Ci sono donne e ci sono sottosegretarie

Su La7 ieri c’era in collegamento la Santanchè. Si parlava di aziende che chiudono, che delocalizzano, che non esitano a spostare la produzione da una regione all’altra, mettendo dall’oggi al domani i lavoratori davanti al fatto compiuto e ad una scelta capestro: o accetti di farti 180 Km all’andata e 180 al ritorno o puoi stare a casa. Niente trattativa, niente discussione. Chi ha la proprietà dell’azienda decide, chi ci lavora obbedisce. In altre parole, parole antiquate, un po’ vintage, che non fanno in: il capitale comanda, il lavoro subisce. Però sono parole di verità.

In studio una donna, una  lavoratrice che dovrà accettare di andare a lavorare dalla provincia di Torino alla provincia di Milano, di consumare lunghe ore nei trasferimenti, lunghe ore sottratte alla famiglia, al tempo libero, alla vita.

E in collegamento un’altra donna, una sottosegretario salsignore a cosa, che dall’alto della sua posizione privilegiata (stiamo parlando di uno stipendio mensile maggiore di quello annuale della sua interlocutrice) si è permessa di usare tono e parole sferzanti.

Come dice Angelo D’Orsi su Micromega:

“La Santanché, specialista della rissa, già berlusconiana, poi antiberlusconiana, quindi superberlusconiana, ha blaterato, facendo uscire dalle labbra perfettamente disegnate da un compiacente lips-stylist, dicendo che lo sciopero era cosa obsoleta, che lei avrebbe “stretto i denti” (!?) e si sarebbe presentata regolarmente al lavoro tutte le sante mattine che dio manda in terra. Ad Assago. (Me la vedo!).”

Ci son donne un po’ così, inutili e dannose.


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DAL LAVORO ALL’EMANCIPAZIONE FEMMINILE

L’azienda,  luogo di emancipazione per le donne, scuola di democrazia per tutti.

In un mondo che cambia la fabbrica assume un’importanza marginale rispetto al passato. Ma è lì che le donne hanno costruito la consapevolezza della propria forza, che hanno scoperto l’impegno e la lotta per i diritti, trasformando così una battaglia per l’emancipazione, che fino ad allora era patrimonio delle donne benestanti, in un momento di partecipazione dal basso, di democrazia e di libertà per tutte. Forse lo abbiamo dimenticato, ma ora come allora IL PRIVATO E’ POLITICO.

Davanti a chi ci togliamo il cappello?

Il cappello di Di Vittorio – Micromega […] Un grande e mitico segretario della Cgil, Giuseppe Di Vittorio, amava ricordare come la Cgil avesse insegnato ai braccianti poveri del sud a non levarsi il cappello se non lo avesse fatto anche il latifondista. Ebbene è forse giunto il momento di promuovere una grande campagna per insegnare a chiunque che non sarà più il caso di levarsi il cappello davanti a potenti o a manager che non hanno intenzione di onorare la Costituzione e di rispettare la dignità di chi lavora.

“Gli operai della Fiat sono ritornati al lavoro. Tradimento? Rinnegamento delle idealità rivoluzionarie?

Gli operai della Fiat sono uomini in carne e ossa. Hanno resistito per un mese. Sapevano di lottare e resistere non solo per sé, non solo per la restante massa operaia torinese, ma per tutta la classe operaia italiana. Hanno resistito per un mese.

Erano estenuati fisicamente perché da molte settimane e da molti mesi i loro salari erano ridotti e non erano più sufficienti al sostentamento familiare, eppure hanno resistito per un mese. Erano completamente isolati dalla nazione, immersi in un ambiente generale di stanchezza, di indifferenza, di ostilità, eppure hanno resistito per un mese. […]

Sapevano di non poter sperare aiuto alcuno dal di fuori: sapevano che ormai alla classe operaia italiana erano stati recisi i tendini, sapevano di essere condannati alla sconfitta, eppure hanno resistito per un mese. […]

Hanno fatto quanto è dato fare a uomini di carne ed ossa; togliamoci il cappello dinanzi alla loro umiliazione, perché anche in essa è qualcosa di grande che si impone ai sinceri e agli onesti.”
Antonio Gramsci, “Uomini in carne e ossa”, 1921

La società civile con la Fiom: \”Sì ai diritti, No ai ricatti\”. Firma l\’appello di Camilleri, Flores d\’Arcais e Hack


IL 46% di Mirafiori vota NO e salva l’onore dei lavoratori.

I LAVORATORI FIAT CE L’HANNO FATTA, HANNO PERSO MA NON E’ UNA DISFATTA. E LO HANNO FATTO DA SOLI.

NONOSTANTE LA SCELTA FOSSE STRAZIANTE I LAVORATORI FIAT L’HANNO TRASFORMATA IN UNA BATTAGLIA CORAGGIOSA DI LIBERTA’.  E LO HANNO FATTO NEL SOSTANZIALE ABBANDONO DA PARTE DEL LORO PAESE, DEI MAGGIORI PARTITI E DEL GOVERNO.

COSA POTREBBE ESSERE IL NOSTRO PAESE SE I NOSTRI OPERAI AVESSERO IL SOSTEGNO DI UNA VERA RAPPRESENTANZA POLITICA!!

SE I LAVORATORI DI QUESTO PAESE RISCOPRISSERO LA DIGNITOSA CONSAPEVOLEZZA CHE IL CAMBIAMENTO, IL FUTURO, UNA VITA MIGLIORE E PIU’ GIUSTA  DIPENDE ANCHE DA LORO, DIPENDE DA TUTTI NOI.  ANCHE QUANDO LA SITUAZIONE E’ DIFFICILE E COMPLESSA E IL MOMENTO STORICO SFAVOREVOLE.

RIPARTIAMO DALL’ORGOGLIO DEL LAVORO E DALLA LEZIONE CHE GLI OPERAI FIAT CI HANNO DATO: LOTTARE PER I DIRITTI E’ UNA QUESTIONE POLITICA. C’E’ UN PARTITO PRONTO A CAMMINARE CON LORO?