Per favore non difendete il mio onore.

Cito: “La violenza sulle donne dunque era per voi il nostro quotidiano appuntamento di ricamo e cucito?” Da:  Non ho mai indossato un giro di perle, pirla

Domenica 13 febbraio ci ritroveremo ancora, come il 29 gennaio, in piazza (questa volta Piazza Castello, ore 14,30) per dire chiaramente che i messaggi culturali sessisti su cui tanto bene si è innestato il berlusconismo, ci fanno letteralmente schifo.

Io ci sarò non perchè abbia bisogno di rivendicare un’onorabilità che non ho mai collocato in mezzo alle cosce.

E non parlo neanche della morale (o presunta mancanza di) delle prostitute, donne che, per citare Luisa Muraro, “pur essendo libere, non hanno il potere di organizzare e decidere l’andamento delle cose in generale. La prima responsabilità ricade su coloro che questo potere lo hanno e lo usano per corrompere. E sono arrivati alla spudoratezza di chiamarla libertà femminile.” […] Perchè la persona che si trova in basso nella scala sociale porta una responsabilità indiretta e la condivide con tutti noi.”

Mi riferisco invece  alla morale sessista (e sessuofoba) responsabile di questo triste spettacolo in cui  giovani ragazze  fanno delle enormi marchette (perchè santo cielo ci vuole stomaco, nel caso in questione…) col beneplacito di tutti, parenti compresi, finchè non finiscono nei guai. A quel punto vengono scaricate da tutti.

Ma come facciamo a non capire che noi tutti dovremmo sentirci responsabili, almeno in parte, per quello che sta avvenendo? Chi ha lasciato che certi messaggi passassero senza battere ciglio? Anche a sinistra? Quando è stata l’ultima volta che il problema del sessismo in TV è stato sollevato con fragore mediatico, anche a sinistra? Chi, oltre a sollevare snobisticamente un sopracciglio a programmi che mettevano giovani donne a cuccia sotto un tavolo di plexiglass, ha gridato BASTA, queste sono le nostre figlie, possiamo noi guardarle andare al macello e tacere??

Ma da un pezzo, forse da sempre, anche a sinistra, la questione femminile viene considerata secondaria, un po’ demodè, o viene trattata solo parzialmente, come se chiedere occupazione o una maggiore rappresentatività politica femminile potesse prescindere dalla visione globale che delle donne si ha. Quando ancora tanti stereotipi, spesso osceni, circolano incontrastati per la penisola, e nelle vene,  che vogliamo? Lavoro e potere per le donne? Figuriamoci!  Meno violenza? E infatti si vede! Quando si contribuisce al successo di tanti programmi in cui giovani smutandate sculettano e squittiscono come decerebrate  per la gioia dei telespettatori, non si ha poi diritto di fare i moralisti. Chi le paga, in pratica, per dimenticare il loro potenziale umano e diventare vuoti corpi ridanciani? Quegli stessi clienti guardoni che hanno bisogno di catalogare le donne in buone di qua, da sposare, e troiette di là, da usare per il proprio intrattenimento.

Sabato siamo in piazza anche per arginare lo strapotere dell’uomo più ricco, incontrastato e sudicio della penisola.   Ma qualcuno, uomini soprattutto ma anche  donne, si faccia un bell’esame di coscienza laico: meno moralismo e più consapevolezza non guasterebbero, nell’anno del signore 2011.

un altro mito misogino, la donna pericolosa

L’orco che divora le giovani donne

Vorrei riproporre questa breve considerazione che Luisa Muraro (filosofa, saggista, co-fondatrice della storica Libreria delle Donne di Milano) ha scritto a settembre, cioè prima che scoppiasse l’ultimo scandalo sessuale del presidente del consiglio.Dà una lettura della questione chiara e condivisibile.

Aggiungo solo che, alla luce delle ultime rivelazioni sull'”uso” delle giovanissime da parte di ricchi e potenti uomini anziani, si tratta evidentemente di bambine allevate appositamente da quel lupanare virtuale che è la televisione affinchè, al bisogno,  si offrano volontarie per essere divorate dall’orco. Non chiamiamole puttane perchè, come dice Concita de Gregorio – Le altre donne – , come dovremmo chiamare quei “padri, i fratelli che rispondono, alla domanda è sua figlia, sua sorella la fidanzata del presidente: «Magari». Un popolo di mantenuti, che manda le sue donne a fare sesso con un vecchio perché portino i soldi a casa, magari li portassero!…”

La responsabilità delle donne
di Luisa Muraro

La responsabilità delle donne, sento dire: da quelle che si svestono per la mostra-mercato dei culi e dei seni, alias miss Italia, a quelle che si rivestono per offrirsi come pubblico idiota a Gheddafi, passando per le seminude in Tv e le nude sui letti di Putin.

D’accordo, ma ci vuole più precisione.

Lo spettacolo di donne che si prestano a un uso degradato del loro corpo e della loro mente, fa un danno considerevole: alimenta la misoginia, ostacola l’educazione delle persone giovani, avvilisce la qualità della televisione. Ma la responsabilità delle singole che partecipano a quello spettacolo non è più grande di quella degli operai che lavorano nelle fabbriche di armi. Che non vuol dire: nulla o minima. Non ho dato una misura, ho dato un criterio. Stiamo parlando di donne che, pur essendo libere, non hanno il potere di organizzare e decidere l’andamento delle cose in generale. La prima responsabilità ricade su coloro che questo potere lo hanno e lo usano per corrompere. E sono arrivati alla spudoratezza di chiamarla libertà femminile. Non assolvo nessuna e nessuno. Non mi piace la denuncia che campa sopra lo scandalo, ma lo scandalo c’è. Dico che le donne che si prestano a farsi strumento della volgarità dei potenti, portano una responsabilità che riguarda principalmente loro stesse, per quello che stanno facendo delle loro vite. Per il resto, per le conseguenze generali, la persona che si trova in basso nella scala sociale porta una responsabilità indiretta e la condivide con tutti noi.

La responsabilità delle donne

Profumo di libertà