La scuola libertaria in via di sostituzione con un ibrido insensato

Qualche tempo fa avevo scaricato da una rivista on-line (di cui sfortunatamente ho dimenticato il nome) questa riflessione sulla nostra scuola. Leggendola mi ero accorta di aver sempre pensato le stesse cose, e in particolare che la nostra scuola è un luogo dove, fra mille difficoltà, si coltiva il pensiero critico, un pensiero cioè antiautoritario, lontano dalla mentalità bigotta e reazionaria dell’attuale governo. E di questo SONO ORGOGLIOSA. Come insegnante della scuola pubblica italiana rivendico la libertà di trasmettere ai miei allievi i valori costituzionali e una sensibilità cosmopolita e libertaria, dei diritti e della condivisione contro l’egoismo e l’elitismo. Di seguire cioè le indicazioni dei più elevati principi filosofici a cui il pensiero umano è pervenuto, raccolti nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e nella Convenzione ONU dei diritti del fanciullo.

In questo senso i miei allievi ed io facciamo parte di un’elite: il manipolo dei fratelli  della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia.

Due ordini di scuola in Italia hanno bisogno di una serio e profondo ripensamento: la secondaria superiore (21% di abbandono scolastico!) e l’università (diplomati iscritti: 38%, laureati 11%!)

L’unico ordine di scuola che negli anni ha promosso un rinnovamento della didattica, interventi sulle difficoltà di apprendimento e a favore dell’inclusione è stata la scuola elementare. Un impegno quotidiano di cui i saccenti non sanno niente.

Ma perché allora è la scuola che maggiormente ha subito questa macelleria grossolana che sta letteralmente scardinando una realtà apprezzata, anche nelle valutazioni internazionali? La necessità di razionalizzare è la scusa per i tagli, ma i tagli sono il pretesto per la vera ragione di questo blitz: la vera colpa della scuola elementare è di essere culturalmente irriducibile alla cultura che oggi vuole governare. Quando il Ministro Tremonti rinfaccia alla nostra scuola di essere figlia del ’68 ci offre la vera chiave interpretativa. *

Ed è proprio così: la nostra scuola E’ figlia del ’68, ma non nell’allusione del ministro che la contrappone ad una scuola precedente che era“buona”; la scuola pre-68 non era buona, era una scuola che escludeva, era una scuola per pochi, una scuola autoritaria non autorevole, una scuola ingiusta. All’inizio degli anni ’60 soltanto un bambino su 4 proseguiva gli studi oltre le elementari, e soltanto uno su 12 andava oltre la scuola media (dal quotidiano “Europa” 7/9/2008). Cerchiamo di ricordarcelo, quando veniamo presi dalla fregola nostalgica: molti di noi non sarebbero qui a leggere questa mail se la scuola fosse ancora quella del bel tempo andato, se non avesse compiuto quel cammino di apertura e autocritica, di riflessione e di adesione a principi pedagogici, quelli sì moderni e rigorosi, che hanno permesso una vera e propria rivoluzione culturale non violenta, graduale, intelligente, senza blitz o alzate di ingegno.

In questi decenni si è verificato un grande fenomeno di avanzamento sociale, un’autentica pacifica rivoluzione positiva: l’istruzione diffusa e generalizzata in Italia, per tutti e ovunque. Si è realizzato cioè uno dei dettati della Costituzione[…]Non vorrei che fosse questo in realtà, il vero approdo: indebolire questo sistema che offre opportunità di istruzione a tutti per sostituirvi un sistema in cui, fatte salve alcune punte di eccellenza consegnate al mercato, si abbandoni tutto il resto (Sergio Mattarella, Ministro della Pubblica Istruzione 1989/90 – che NON E’, come saprete, un comunista).

Sì la nostra è la scuola del ’68. Questo non significa che tutti gli insegnanti siano degli sfegatati comunisti, come si sogna qualcuno. Significa però che anche il più severo insegnante è un insegnante libertario, un insegnante che permette ai bambini di esprimersi, che Continue reading

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La scuola statale dequalificata. Un pezzetto alla volta.

RIPORTO QUI LA LETTERA CHE HO INVIATO AL CORRIERE IN RISPOSTA ALL’ARTICOLO “NIENTE INGLESE SIAMO IN CLASSE”.

http://www.corriere.it/cronache/10_settembre_24/Lacava-niente-inglese-siamo-in-classe_3b4f8886-c7c7-11df-9bef-00144f02aabe.shtml

Sono un’insegnante elementare (ex specialista) d’inglese. Vorrei fare un paio di precisazioni all’articolo di Cristina Lacava intitolato “Niente inglese siamo in classe”, non per pignoleria ma perchè ritengo che vadano meglio chiariti i meriti e le responsabilità per le buone pratiche che nella scuola statale fino ad oggi funzionavano ma che ora sono state rottamate.

Come viene giustamente riportato, l’insegnamento della lingua inglese alle elementari inizia molti anni fa in modo sperimentale e con pochissimi insegnanti abilitati, che negli anni aumenteranno di numero (11200 insegnanti specialisti) fino a coprire tutte le classi del ciclo elementare, secondo quanto previsto dalla legge 148/90. Infatti è questa legge, e non la riforma Moratti, che prevedeva già l’insegnamento della lingua straniera fin dalla classe prima, anche se spesso le scuole erano costrette a far partire l’insegnamento dalla terza per mancanza di insegnanti.  L’amministrazione scolastica durante gli anni ha investito massicciamente nella formazione di insegnanti di LS, sia dal punto di vista linguistico che didattico, istituendo la figura dell’ insegnante specialista dedicata esclusivamente all’insegnamento della lingua straniera. Questa scelta è sicuramente costata in termini economici ma ha portato a dei risultati notevoli laddove gli insegnanti avevano ricevuto un’adeguata formazione.  Io stessa sono testimone di un drammatico innalzamento dei livelli di performance in lingua inglese alle scuole medie da parte di quegli allievi che hanno avuto un buon insegnamento alle elementari, e sto parlando di dati confrontabili statisticamente, non di aria fritta. Ciò sta a significare che si ottengono ottimi risultati facendo le scelte giuste e i relativi investimenti.

Inoltre, sempre perchè la gloria non vada a personaggi che non la meritano, la didattica innovativa denominata Clil (cioè l’insegnamento di una materia disciplinare attuato in lingua inglese) non è un’invenzione dell’attuale ministro ma se ne parla già da diversi anni: io stessa ho partecipato 2 anni fa a un corso di formazione insieme ad una collega, pagato dalla scuola, per imparare questa metodologia. L’anno scorso ho applicato in 4 classi quarte quanto avevo appreso, portando avanti un programma di scienze  esclusivamente in inglese. E’ stata forse l’esperienza più gratificante degli ultimi anni per me e i miei allievi, e i risultati sono stati strabilianti.

Oggi, grazie alle nuove disposizioni varate dal governo, tutto questo è stato spazzato via. L’eccellenza di cui andavamo tanto fieri è stata gettata nella spazzatura.  11000 specialisti stanno per essere eliminati. E’ avvenuto nel giro di 2 mesi: a giugno ero una specialista che conduceva i propri allievi sulle vie della conoscenza in lingua inglese; a settembre sono un’insegnante tuttologa che insegna materie che non ha mai insegnato.

Il disprezzo per gli studenti è evidente,  il loro diritto ad avere il meglio ignorato, l’abbassamento dell’offerta formativa nella scuola statale una realtà che grida vendetta. Io e molti miei colleghi vediamo un patrimonio di esperienza e professionalità gettato nella spazzatura. Ma per favore non diciamo che questo è l’esempio dell’ennesimo flop;  non di flop si tratta, ma di assassinio premeditato di un’esperienza qualificante.

Cordialmente.
Flavia Caimi