AUGURI Italia. La seconda Liberazione.

E la mia patria non è una azienda

Non è un franchising la mia famiglia

e il mio quartiere non assomiglia

né a una holding né ad una spa.

La mia figliola non è una troia

non le interessano i calendari

e la mia scuola non è una scala che porta la trono dell’imperatore .

Noi non siam più solo spettatori!

Noi non siam più sciocchi tele-utenti!

Scorron neuroni nelle nostre menti!

che parole voglion diventar.

Se son depressa non faccio shopping

vado a parlare con un vicino

e le domande sul mio destino

non vado a farle al Costanzo show.

Ed il mio tempo non è denaro

ma il mare aparto dei sentimenti!

Le vele al vento del mio pensiero

finché quel vento resisterà.

Canto della guerra di liberazione

 

 

E ADESSO VALUTATECI TUTTI!

Ma anche no. Figuriamoci se io potrei accettare di essere valutata da una Gelmini qualunque. Andiamo per ordine. Questo l’estratto della proposta ministeriale, presentata alle scuole di Torino e Napoli già alla fine dello scorso anno, attraverso gli uffici provinciali,e dalle scuole prontamente rifiutata.

Il progetto sperimentale prevede la valutazione dei singoli insegnanti da attuare nel corrente anno scolastico,

coinvolgendo 15 scuole di Milano e Cagliari (Torino e Napoli hanno gentilmente declinato l’invito)

concedendo una mensilità di premio al 20% dei docenti tra quelli che ne fanno domanda e che hanno ottenuto il miglior piazzamento.

Ma chi provvederà ad assegnare il premio? Il nucleo dei “valutatori” sarà composto dal dirigente e da due docenti eletti con voto segreto dal collegio dei docenti “supportati”  dal presidente del consiglio d’Istituto (che, ricordiamo, è un genitore).
Quali saranno gli indicatori?
1. Curriculum,
2. scheda di autovalutazione (???)
3. attività connesse al profilo dei docenti previste dal contratto vigente
4. apprezzamento da parte di genitori e studenti

Cioè facciamo un esempio terra terra: la mia capacità di insegnare inglese potrebbe essere valutata da 2 colleghi che non conoscono la lingua, ignorano (legittimamente, anche) i principi della didattica per la lingua straniera, e magari con uno di loro ho un contenzioso per questioni politico/sindacali e/o personali. E non dimentichiamo che questo allegro trio avrà la facoltà di elargire – o negare – denaro, soldi, money, dinero – pochi, per la verità – ma sempre denaro pubblico.

Ma poi: LORO a chi rispondono? A nessuno. Proprio così.

Ma non è tutto.

Figuriamoci se io non sarei favorevole alla valutazione, SOGNO DA SEMPRE  che un organismo superiore, CHE NE SA PIU’ DI ME, mi valuti. Sono certa di prendere dei bei voti!

Ma:

– con questa struttura e le risorse che ci ritroviamo a seguito di provvedimenti ministeriali che costringono gli insegnanti a improvvisare soluzioni di emergenza (più alunni, meno insegnanti, classi più numerose, meno insegnanti di sostegno);

– con un’organizzazione scolastica che fa acqua da tutte le parti (provveditorati lenti e inefficienti, reclutamento da rivedere tout court, differenze di contesto a volte drammatiche fra zona e zona, tagli di risorse da parte degli enti locali,  sciatteria normativa, che ad. es. prevede gli aumenti solo per il 20% dei “bravi” – e se i bravi sono di più cosa facciamo? Li giochiamo ai dadi?… No facciamo le graduatorie. Ah altre graduatorie…)

cioè in questo modo superficiale e raffazzonato, farsi valutare significa non avere rispetto di sè stessi!

Io non mi faccio valutare da chi ne sa meno di me, ma soprattutto SENZA criteri chiari e condivisi, da una commissione valutante ristrettissima e blindata, e senza aver chiarito come deve essere l’insegnante desiderabile (e se esiste, prima di tutto, e chi lo decide).

E’ una riflessione che va fatta e io INSISTO perché il paese si impegni in questa riflessione. DOPO mi farò valutare senza problema.

E last but not least:

PRIMA si adegui il salario agli standard MINIMI europei (700 euro di aumento secco per TUTTI) POI facciamo partire la valutazione (una cosa seria però) alla quale legare la carriera e tutti i successivi aumenti di stipendio.

Anzi, a chi accusa gli insegnanti di essere dei fannulloni  rispondo che:

Per 1300 euro al mese  molti di noi  stanno facendo anche troppo, chi fa solo il minimo sindacale fa già tanto!

Personalmente ho sempre lavorato il triplo delle ore previste, e nelle scuole dove ho insegnato io la maggior parte lavora così.

Ma farsi prendere in giro no!

Se non abbiamo, noi, rispetto per noi stessi cosa vogliamo insegnare ai nostri alunni? Se non è chiaro a noi che il settore è strategico chi lo deve capire? Il legislatore leghista? Se non abbiamo la coscienza dei nostri diritti, e il coraggio di lottare, fanno bene a umiliarci con queste oscene proposte (d’altra parte, permettetemi una facile battuta, l’oscenità è di casa in questo governo).

Addio anno triste

Ho dato il benvenuto all’anno nuovo nel modo migliore – secondo me: imparando a fare una cosa nuova. Ho imparato cioè a caricare i video su Youtube. Niente di che, lo so, c’è gente che lo fa regolarmente, più volte al giorno. Be’, comunque io ho imparato anche questo, e naturalmente sapere è meglio che ignorare. (Non capisco però perchè ogni tanto si blocca, va a sapere…)

Lo condivido con voi, scusandomi per la tristezza che emana, ma non ho potuto fare altro che registrare gli avvenimenti tristi di un momento tristissimo della nostra storia.  E’ una carrellata di veloci immagini di un anno sprofondato sotto una coltre di bugie, intrallazzi, illegalità, sfruttamento, abusi, povertà, corruzione e becero moralismo.

Il 2011 non può essere altro che l’anno del riscatto, del ritrovare finalmente la spinta alla ribellione e la forza di immaginarci diversi, migliori, non più ripiegati su noi stessi ma con il coraggio di PRETENDERE e LOTTARE per una vita più felice per tutti.

I KILLER DELLA SCUOLA, e gli ignar(v)i fiancheggiatori

Riporto una lettera del dirigente scolastico ANNA MARIA CARBONE, presidente del Cidi (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) di Grosseto. Articolo originale

Una lettera che denuncia l’inazione di tanti Collegi Docenti e Dirigenti Scolastici in tutta Italia che, pur in presenza di una sentenza del Tar del Lazio che di fatto sospendeva la “riforma” Gelmini, e nonostante ci fosse l’appiglio della mancata conferma da parte del Consiglio di Stato e del Consiglio Superiore dell’Istruzione, non hanno ritenuto nemmeno di esprimere un parere o far passare una mozione di condanna a un provvedimento che, era chiaro a tutti, avrebbe assassinato il nostro sistema scolastico migliore, quello elementare.

Avremmo dovuto chiedere conto del perchè fossimo costretti, per obbligo di servizio, ad attuare una “riforma” senza il via libera degli organi di controllo, quindi con forti sospetti di illegalità.

Invece niente. Noi insegnanti in sostanza abbiamo fatto nostro il comportamento che in genere condanniamo: il mugugno fuori dai cancelli, silenzio all’interno del tempio!!

Siamo gli stessi insegnanti che formulando gli obiettivi educativi per i nostri alunni inseriamo, senza arrossire, obiettivi ambiziosi quali: “capacità di esprimere il pensiero critico” e via gasandoci.

La verità è che una banda di malfattori ha ucciso la scuola, e un mare di arrendevoli fiancheggiatori (ma dovrei dire arrendevoli fiancheggiatrici, e non è una distinzione da poco) gli ha reso facile il compito. Forse dovremmo guardarci dentro prima del prossimo, pretenzioso, Corso di Aggiornamento.

Disastro scuola: come ci siamo arrivati
Per tutta una serie di circostanze (fortunate o sfortunate, non so) avrei potuto a cinquant’anni (sono del  1960) essere una delle colonne della scuola elementare del paesino in cui vivo con la famiglia. Invece mi ritrovo ad essere il Dirigente scolastico di tante insegnanti uniche e mitiche come quelle che tu hai descritto così bene. Colonne a cui io stessa ho completamente e serenamente affidato mio figlio da piccolo.

Con tutto l’affetto, il rispetto e la considerazione professionale che ho per queste colonne, la loro, ‘incrollabile fiducia nelle magnifiche sorti e progressive della scuola’, ha contribuito al disastro! Sapevamo da più di due anni che il destino della scuola italiana, e soprattutto dell’unica scuola riformata e dai risultati europei positivi (la scuola elementare della riforma degli anni 90), era segnato. Il disastro che oggi si è concretizzato era sotto gli occhi di tutti, a meno che incapaci di intendere o in malafede. Ognuno si è fatto i propri conti e chi ha intravisto aggiustamenti e scappatoie per i propri gruppi di appartenenza (es tocca ai moduli ma non al tempo pieno, tocca ai  più giovani  o ai precari…)  ha pensato si potesse governare la bufera.

In particolare, il personale femminile, maggioranza silenziosa e schiacciante, dalla scuola di base, molto più impegnata, con grande mio rammarico, a dirigere il traffico del pranzo della domenica, matriarche placide e volitive, che a fare la rivoluzione. Perché questo serviva da subito, invece il silenzio degli operatori e delle famiglie, zittite sotto lo sguardo sereno e severo delle … inguaribili ottimiste, e soprattutto  la propaganda hanno fatto sì che ai tagli eclatanti si aggiungessero altre carenze di risorse che hanno fatto il resto.

Come dico sempre affettuosamente alle mie insegnanti: ‘inutile lamentarsi adesso … capisco che per fare la rivoluzione non c’è tempo per ‘le cene e i pranzi di famiglia’, le camicie inamidate, le stanze profumate e spolverate … ma anche per il thè con le amiche o le fughe romantiche… lo stesso tempo che manca perché la professione docente sia esercitata con i tempi e gli approfondimenti dovuti.

Loro non se la prendono, soprattutto, perché toccano con mano ogni giorno uno dei veri punti da riformare radicalmente: il patto antico e scellerato al ribasso tra Stato e mondo sindacale (un patto per il quale ‘ti chiedo poco e ti pago poco’: un patto due volte scellerato perché ha costretto tantissimi meravigliosi professionisti al volontariato e all’autoformazione). Ma anche perché abbiamo condiviso insieme tante battaglie e sanno che continuerò a farlo in prima fila … anche perché non so cucinare.

Anna Maria Carbone”

Ai benpensanti: è questa la scuola nuova che volete?

Questo è quanto sta avvenendo a seguito del DISINVESTIMENTO dello stato italiano nella scuola, per mezzo della passacarte Gelmini, agli ordini del grande commercialista Tremonti (e del piccolo Brunetta).

Il taglio di 8 miliardi di euro qualifica la cosiddetta riforma Gelmini come una NON-riforma, in quanto non esistono riforme a costo zero. Ogni riforma seria ha un costo, che si chiama investimento, che produce risparmio ed efficienza dopo i primi anni di rodaggio.

Senza contare che viene pubblicizzata come un buon prodotto, mentre invece è una patacca.

  • LE PAROLE

I FATTI

  • LE 3 I: Impresa, Inglese, Informatica

– Eliminazione degli specialisti di inglese

– confusione nei corsi di studi superiori

– taglio dei finanziamenti alle scuole per laboratori di informatica

  • Classi “ponte”, quote per stranieri (!!)

– Immobilismo totale sull’alfabetizzazione alunni stranieri

– taglio ai  finanziamenti per facilitatori linguistici

  • Disciplina, grembiulini, 5 in condotta  per gli studenti

– sistematica denigrazione dei docenti (ancor più esautorati)

  • Mantenimento e aumento(!!) del tempo pieno

– 80000 insegnanti in meno, precari non riconfermati,  quindi

molte scuole costrette a ridurre il tempo da 40 ore a 27 – 24…

  • Rigore negli studi, formazione per i docenti

– nessuna idea nuova, nessun progetto avviato per formazione e

riconoscimento del merito  per i docenti

– scomparsa delle compresenze, impossibilità di offrire agli alunni

il recupero o il potenziamento

  • Maestro unico (!!)

– classi spezzatino, con 5 – 6 o più maestri che ruotano

  • Lotta all’assenteismo (nella scuola il più basso fra i dipendenti pubblici, a livello dell’industria privata)

– in caso di malattia dell’insegnante, le classi vengono smembrate

e gli alunni distribuiti nelle altre classi (30-32 alunni x classe)

  • Edilizia scolastica   – promessi 20 milioni dai risparmi della politica (!!) e 70 milioni prelevati dall’INAIL (!!)

– Insufficienti, la maggior parte degli edifici scolastici o sono da

ristrutturare o non sono a norma.

  • Finanziamento per il Diritto allo studio

– Enti locali in difficoltà finanziaria. Congelati i crediti che le scuole

avevano nei confronti dello stato, progetti educativi, dattici,

e culturali annullati. Impoverimento dell’offerta formativa.

  • Sostegno alla scuola

– A quella privata. Nella pubblica abbandono dei precari, taglio

al sostegno, decimazione dei corsi serali per studenti-lavoratori

  • Successo formativo

– 25% di dispersione e abbandono scolastico alle superiori. Una

strage e nessun progetto mirato per contrastarla.

Se solo gli utenti uscissero da questo incantesimo di rassegnazione, e cominciassero a solidarizzare, unirsi e sostenere gli insegnanti in difesa di una scuola di qualità, e in difesa dei diritti negati ai loro figli!

La scuola libertaria in via di sostituzione con un ibrido insensato

Qualche tempo fa avevo scaricato da una rivista on-line (di cui sfortunatamente ho dimenticato il nome) questa riflessione sulla nostra scuola. Leggendola mi ero accorta di aver sempre pensato le stesse cose, e in particolare che la nostra scuola è un luogo dove, fra mille difficoltà, si coltiva il pensiero critico, un pensiero cioè antiautoritario, lontano dalla mentalità bigotta e reazionaria dell’attuale governo. E di questo SONO ORGOGLIOSA. Come insegnante della scuola pubblica italiana rivendico la libertà di trasmettere ai miei allievi i valori costituzionali e una sensibilità cosmopolita e libertaria, dei diritti e della condivisione contro l’egoismo e l’elitismo. Di seguire cioè le indicazioni dei più elevati principi filosofici a cui il pensiero umano è pervenuto, raccolti nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e nella Convenzione ONU dei diritti del fanciullo.

In questo senso i miei allievi ed io facciamo parte di un’elite: il manipolo dei fratelli  della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia.

Due ordini di scuola in Italia hanno bisogno di una serio e profondo ripensamento: la secondaria superiore (21% di abbandono scolastico!) e l’università (diplomati iscritti: 38%, laureati 11%!)

L’unico ordine di scuola che negli anni ha promosso un rinnovamento della didattica, interventi sulle difficoltà di apprendimento e a favore dell’inclusione è stata la scuola elementare. Un impegno quotidiano di cui i saccenti non sanno niente.

Ma perché allora è la scuola che maggiormente ha subito questa macelleria grossolana che sta letteralmente scardinando una realtà apprezzata, anche nelle valutazioni internazionali? La necessità di razionalizzare è la scusa per i tagli, ma i tagli sono il pretesto per la vera ragione di questo blitz: la vera colpa della scuola elementare è di essere culturalmente irriducibile alla cultura che oggi vuole governare. Quando il Ministro Tremonti rinfaccia alla nostra scuola di essere figlia del ’68 ci offre la vera chiave interpretativa. *

Ed è proprio così: la nostra scuola E’ figlia del ’68, ma non nell’allusione del ministro che la contrappone ad una scuola precedente che era“buona”; la scuola pre-68 non era buona, era una scuola che escludeva, era una scuola per pochi, una scuola autoritaria non autorevole, una scuola ingiusta. All’inizio degli anni ’60 soltanto un bambino su 4 proseguiva gli studi oltre le elementari, e soltanto uno su 12 andava oltre la scuola media (dal quotidiano “Europa” 7/9/2008). Cerchiamo di ricordarcelo, quando veniamo presi dalla fregola nostalgica: molti di noi non sarebbero qui a leggere questa mail se la scuola fosse ancora quella del bel tempo andato, se non avesse compiuto quel cammino di apertura e autocritica, di riflessione e di adesione a principi pedagogici, quelli sì moderni e rigorosi, che hanno permesso una vera e propria rivoluzione culturale non violenta, graduale, intelligente, senza blitz o alzate di ingegno.

In questi decenni si è verificato un grande fenomeno di avanzamento sociale, un’autentica pacifica rivoluzione positiva: l’istruzione diffusa e generalizzata in Italia, per tutti e ovunque. Si è realizzato cioè uno dei dettati della Costituzione[…]Non vorrei che fosse questo in realtà, il vero approdo: indebolire questo sistema che offre opportunità di istruzione a tutti per sostituirvi un sistema in cui, fatte salve alcune punte di eccellenza consegnate al mercato, si abbandoni tutto il resto (Sergio Mattarella, Ministro della Pubblica Istruzione 1989/90 – che NON E’, come saprete, un comunista).

Sì la nostra è la scuola del ’68. Questo non significa che tutti gli insegnanti siano degli sfegatati comunisti, come si sogna qualcuno. Significa però che anche il più severo insegnante è un insegnante libertario, un insegnante che permette ai bambini di esprimersi, che Continue reading

La scuola statale dequalificata. Un pezzetto alla volta.

RIPORTO QUI LA LETTERA CHE HO INVIATO AL CORRIERE IN RISPOSTA ALL’ARTICOLO “NIENTE INGLESE SIAMO IN CLASSE”.

http://www.corriere.it/cronache/10_settembre_24/Lacava-niente-inglese-siamo-in-classe_3b4f8886-c7c7-11df-9bef-00144f02aabe.shtml

Sono un’insegnante elementare (ex specialista) d’inglese. Vorrei fare un paio di precisazioni all’articolo di Cristina Lacava intitolato “Niente inglese siamo in classe”, non per pignoleria ma perchè ritengo che vadano meglio chiariti i meriti e le responsabilità per le buone pratiche che nella scuola statale fino ad oggi funzionavano ma che ora sono state rottamate.

Come viene giustamente riportato, l’insegnamento della lingua inglese alle elementari inizia molti anni fa in modo sperimentale e con pochissimi insegnanti abilitati, che negli anni aumenteranno di numero (11200 insegnanti specialisti) fino a coprire tutte le classi del ciclo elementare, secondo quanto previsto dalla legge 148/90. Infatti è questa legge, e non la riforma Moratti, che prevedeva già l’insegnamento della lingua straniera fin dalla classe prima, anche se spesso le scuole erano costrette a far partire l’insegnamento dalla terza per mancanza di insegnanti.  L’amministrazione scolastica durante gli anni ha investito massicciamente nella formazione di insegnanti di LS, sia dal punto di vista linguistico che didattico, istituendo la figura dell’ insegnante specialista dedicata esclusivamente all’insegnamento della lingua straniera. Questa scelta è sicuramente costata in termini economici ma ha portato a dei risultati notevoli laddove gli insegnanti avevano ricevuto un’adeguata formazione.  Io stessa sono testimone di un drammatico innalzamento dei livelli di performance in lingua inglese alle scuole medie da parte di quegli allievi che hanno avuto un buon insegnamento alle elementari, e sto parlando di dati confrontabili statisticamente, non di aria fritta. Ciò sta a significare che si ottengono ottimi risultati facendo le scelte giuste e i relativi investimenti.

Inoltre, sempre perchè la gloria non vada a personaggi che non la meritano, la didattica innovativa denominata Clil (cioè l’insegnamento di una materia disciplinare attuato in lingua inglese) non è un’invenzione dell’attuale ministro ma se ne parla già da diversi anni: io stessa ho partecipato 2 anni fa a un corso di formazione insieme ad una collega, pagato dalla scuola, per imparare questa metodologia. L’anno scorso ho applicato in 4 classi quarte quanto avevo appreso, portando avanti un programma di scienze  esclusivamente in inglese. E’ stata forse l’esperienza più gratificante degli ultimi anni per me e i miei allievi, e i risultati sono stati strabilianti.

Oggi, grazie alle nuove disposizioni varate dal governo, tutto questo è stato spazzato via. L’eccellenza di cui andavamo tanto fieri è stata gettata nella spazzatura.  11000 specialisti stanno per essere eliminati. E’ avvenuto nel giro di 2 mesi: a giugno ero una specialista che conduceva i propri allievi sulle vie della conoscenza in lingua inglese; a settembre sono un’insegnante tuttologa che insegna materie che non ha mai insegnato.

Il disprezzo per gli studenti è evidente,  il loro diritto ad avere il meglio ignorato, l’abbassamento dell’offerta formativa nella scuola statale una realtà che grida vendetta. Io e molti miei colleghi vediamo un patrimonio di esperienza e professionalità gettato nella spazzatura. Ma per favore non diciamo che questo è l’esempio dell’ennesimo flop;  non di flop si tratta, ma di assassinio premeditato di un’esperienza qualificante.

Cordialmente.
Flavia Caimi

Il popolo del crocefisso pret a porter

Sull’ argomento è stato detto e scritto tanto, e la fiumana più sgradevole è uscita dalle labbra di impresentabili ipocriti che tutto fanno ad eccezione di difendere la croce nell’ unico modo accettabile: vivendo il messaggio di cui è simbolo. Stando cosi le cose la vicenda si è ben presto trasformata da collisione di diverse sensibilità in guerra aperta.

Pur essendo atea ho una storia religiosa alle spalle  e so che, in situazioni come questa il cristiano fa un passo indietro, il cristiano vede lontano e sa distinguere la carità dall’idolatria. Il cristiano sa che inchiodare con la forza un crocefisso sul muro di una scuola equivale a inchiodare un’ altra volta Gesù Cristo alla sua croce.

Ma ecco:  i cattolici si lanciano nell’ ennesima guerra contro il mondo, e perdono la propria jihad interiore. 

Con serenità  dovrebbero testimoniare che loro non hanno paura di credere, che loro non hanno bisogno di simboli per credere.  Ma questo è pretendere troppo nella terra dei papi, nella terra della spiritualità barocca, nella terra dove le cattedrali non si ergono candide con le loro nobili spire verso il cielo ma si aggrappano al terreno in un tumulto di marmi, intarsi, colonnati,  fregi, decori, colori, orpelli, volute, ori e sculture.

Il popolo dalla spiritualità mai troppo salda baratta la grazia con un feticcio, e pretende che la nazione riconosca il suo diritto alla santimonia.

Poi, se contrastato, il popolo dalla spiritalità pret a porter presenta ricorso!

Questo è ciò che penso io sull’argomento, ma vorrei riportare anche una riflessione dal blog http://lacopertadilinus.wordpress.com

che mi sembra chiara e valida e che ovviamente condivido in pieno.

Tra la lavagna e l’armadio

4 novembre 2009 di Jacopo Guastalla 

La maggior parte delle reazioni alla sentenza della Corte Europeaimages che proibisce la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche verte sul fatto che questi (i crocifissi) sarebbero un simbolo dell’identità e della tradizine italiana (e che non fanno male a nessuno, Bersani dixit). Non mi interessa qui entrare nel merito di dibattiti sul significato della laicità, sul rispetto per alunni (e docenti, perché no) non cristiani, non esprimerò nemmeno un parere pro o contro la sentenza.

 Però non posso non rimanere sbalordito di fronte all’affermazione che vuole il crocifisso simbolo della tradizione italiana.
A me sembra che la passione di Gesù Cristo abbia un significato universale, se è un simbolo lo è per tutti gli uomini di tutti i tempi, in tutti i luoghi. Ridurla a una tradizione italiana (assieme alla pizza, al mandolino, al limoncello e all’evasione fiscale, suppongo) mi sembra una grande blasfemia.

 Per chi crede, quell’oggetto (il crocifisso) è simbolo di un mistero, della morte di Dio che si è fatto uomo per redimere l’umanità dai suoi peccati. Per chi non crede è semplicemente un oggetto di legno.
Ora, imporre la presenza del crocifisso nelle aule, rendendolo un semplice elemento di arredamento, tra la lavagna e l’armadio, mi sembra ingiusto e offensivo proprio e soprattutto per chi crede.

I simboli sono importanti. Ma cosa c’entra la morte di Cristo, simbolo (per chi crede) di salvezza e di mistero, con ciò che avviene in un’aula scolastica? Proprio perché importanti i simboli devono stare nei luoghi opportuni, altrimenti si trasformano in semplici “cose”, oggetti insignificanti ai quali si fa l’abitudine.

 Ma forse è proprio questo che alcuni vogliono: non il mistero, non il paradosso, non la fede. Ma una vuota e sterile abitudine.

LETTERA DI ROSALINDA A MARIA STELLA

 
La lettera di una mamma al Ministro Gelmini scritta più di un mese fa. Qualcuno l’ avrà già letta su FB, ma merita di essere ripresa.

Gentile Ministro Gelmini,

l’altro giorno, leggendo la sua intervista sul Corriere della Sera, in cui dichiarava che l’ASTENSIONE OBBLIGATORIA DOPO IL PARTO è un privilegio, sono rimasta basita.

Che lei fosse poco ferrata sui problemi dell’educazione, non era necessaria la laurea in pedagogia, che io possiedo e lei no, o i tre corsi post laurea, che io possiedo e lei no, visto quello che sta combinando alla scuola statale. Ma almeno speravo avesse competenze giuridiche, essendo lei avvocato ed io no.

Certo, dato che lei, ora paladina della regionalizzazione, si è abilitata in “zona franca” (quel di Reggio Calabria), perché più facile (come da lei con un’ingenuità e candore imbarazzante affermato), lo si poteva supporre. E allora, prima le faccio una piccola lezione di diritto e poi parliamo d’educazione. L’astensione dopo il parto, sulla quale lei oggi con tanta leggerezza motteggia, è definita OBBLIGATORIA ed è un diritto inalienabile previsto da quelle leggi, per cui donne molto più in gamba di lei e di me, hanno combattuto strenuamente, a tutela delle lavoratrici madri.
Discorso diverso è il congedo parentale, di cui si può fruire, dopo i tre mesi di vita del bambino, per un totale di 180g, solo in parte retribuiti integralmente. Ovviamente per persone come lei, con un reddito di oltre 150.000 euro l’anno, pari quasi a quello del governatore della California Arnold Schwarzenegger, discutere di retribuzione, in questo caso più che un privilegio, è un’eresia.

Ovviamente lei non può immaginare, perché può permettersi tate, tatine, nido “aziendale” al ministero, ma LA GENTE NORMALE, che lei dice Continue reading

Come demonizzare gli insegnanti e tagliare risorse

Il meccanismo non è neanche troppo complicato. L ho appena scritto su FB a proposito della situazione dei lavoratori a Pomigliano, ma il bello di questo sistema è la sua versatilità applicativa.

Mi quoto:

“Anche in questo caso, come per la scuola tanto per fare un esempio, si utilizzano singole storie di abusi che sono pur vere (assenteismo, incompetenza) e le si usa come grimaldello per far passare altro. Gli strumenti di legge per colpire gli abusi ci sono (abusi che per altro colpiscono i lavoratori onesti non solo l’azienda, quindi sono doppiamente odiosi) eppure non vengono usati, non c’è una vera volontà di risolvere le criticità… C è come sempre un utilizzo strumentale di aneddoti, una campagna mediatica ben orchestrata per produrre indignazione nell’opinione pubblica, ed ecco che intere categorie finiscono in un girone infernale di persecuzione e abbandono. Quello che non si vuole capire, oltretutto, è che questa operazione non è solo ingiusta ma totalmente contraria allo sviluppo economico e sociale del nostro paese; chiediamoci quali investitori si sentiranno attratti da questo paese: aziende moderne, consapevoli, state of the art o razziatori volanti, criminali sociali? Quante volte ha già delocalizzato la Fiat? Ora è giunta a delocalizzare in Italia! E a tutti noi quanto ci costa questa operazione?”

Unquote.

Bene per la scuola è ancora peggio, perchè tocca le future generazioni, tocca i nostri piccoli d uomo! Visto dall esterno: siamo dei genitori snaturati. Il nostro stato sta danneggiando i suoi cittadini più fragili. Un settore strategico come la scuola viene smantellato nella sostanziale indifferenza del paese. Vorrei solo citare la ricetta tedesca per combattere la crisi economica in atto: a fronte di una manovra da 80 mld di Euro, hanno stanziato 12 mld solo per la scuola, avendo compreso (come altri) che è attraverso lo sviluppo culturale, scientifico e tecnologico del paese che si può dare impulso all economia. 

• The good news first: education and research will be spared from the cutbacks, receiving an extra €12 billion as planned.

• Income taxes will not be increased. BILD

Ma il primo ministro Angela Merkel è una persona colta, e seria.