AUGURI Italia. La seconda Liberazione.

E la mia patria non è una azienda

Non è un franchising la mia famiglia

e il mio quartiere non assomiglia

né a una holding né ad una spa.

La mia figliola non è una troia

non le interessano i calendari

e la mia scuola non è una scala che porta la trono dell’imperatore .

Noi non siam più solo spettatori!

Noi non siam più sciocchi tele-utenti!

Scorron neuroni nelle nostre menti!

che parole voglion diventar.

Se son depressa non faccio shopping

vado a parlare con un vicino

e le domande sul mio destino

non vado a farle al Costanzo show.

Ed il mio tempo non è denaro

ma il mare aparto dei sentimenti!

Le vele al vento del mio pensiero

finché quel vento resisterà.

Canto della guerra di liberazione

 

 

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Per favore non difendete il mio onore.

Cito: “La violenza sulle donne dunque era per voi il nostro quotidiano appuntamento di ricamo e cucito?” Da:  Non ho mai indossato un giro di perle, pirla

Domenica 13 febbraio ci ritroveremo ancora, come il 29 gennaio, in piazza (questa volta Piazza Castello, ore 14,30) per dire chiaramente che i messaggi culturali sessisti su cui tanto bene si è innestato il berlusconismo, ci fanno letteralmente schifo.

Io ci sarò non perchè abbia bisogno di rivendicare un’onorabilità che non ho mai collocato in mezzo alle cosce.

E non parlo neanche della morale (o presunta mancanza di) delle prostitute, donne che, per citare Luisa Muraro, “pur essendo libere, non hanno il potere di organizzare e decidere l’andamento delle cose in generale. La prima responsabilità ricade su coloro che questo potere lo hanno e lo usano per corrompere. E sono arrivati alla spudoratezza di chiamarla libertà femminile.” […] Perchè la persona che si trova in basso nella scala sociale porta una responsabilità indiretta e la condivide con tutti noi.”

Mi riferisco invece  alla morale sessista (e sessuofoba) responsabile di questo triste spettacolo in cui  giovani ragazze  fanno delle enormi marchette (perchè santo cielo ci vuole stomaco, nel caso in questione…) col beneplacito di tutti, parenti compresi, finchè non finiscono nei guai. A quel punto vengono scaricate da tutti.

Ma come facciamo a non capire che noi tutti dovremmo sentirci responsabili, almeno in parte, per quello che sta avvenendo? Chi ha lasciato che certi messaggi passassero senza battere ciglio? Anche a sinistra? Quando è stata l’ultima volta che il problema del sessismo in TV è stato sollevato con fragore mediatico, anche a sinistra? Chi, oltre a sollevare snobisticamente un sopracciglio a programmi che mettevano giovani donne a cuccia sotto un tavolo di plexiglass, ha gridato BASTA, queste sono le nostre figlie, possiamo noi guardarle andare al macello e tacere??

Ma da un pezzo, forse da sempre, anche a sinistra, la questione femminile viene considerata secondaria, un po’ demodè, o viene trattata solo parzialmente, come se chiedere occupazione o una maggiore rappresentatività politica femminile potesse prescindere dalla visione globale che delle donne si ha. Quando ancora tanti stereotipi, spesso osceni, circolano incontrastati per la penisola, e nelle vene,  che vogliamo? Lavoro e potere per le donne? Figuriamoci!  Meno violenza? E infatti si vede! Quando si contribuisce al successo di tanti programmi in cui giovani smutandate sculettano e squittiscono come decerebrate  per la gioia dei telespettatori, non si ha poi diritto di fare i moralisti. Chi le paga, in pratica, per dimenticare il loro potenziale umano e diventare vuoti corpi ridanciani? Quegli stessi clienti guardoni che hanno bisogno di catalogare le donne in buone di qua, da sposare, e troiette di là, da usare per il proprio intrattenimento.

Sabato siamo in piazza anche per arginare lo strapotere dell’uomo più ricco, incontrastato e sudicio della penisola.   Ma qualcuno, uomini soprattutto ma anche  donne, si faccia un bell’esame di coscienza laico: meno moralismo e più consapevolezza non guasterebbero, nell’anno del signore 2011.

un altro mito misogino, la donna pericolosa